Chi la dura la vince

Sono passati dieci anni dalla sua entrata in vigore. Dieci anni che ho dedicato alla politica, ma che sono iniziati da questa battaglia. La famosa Legge 40 sulla fecondazione assistita e che ha riportato l’Italia nel medioevo dei diritti civili (sui quali però pochi esprimono voglia di riforme).

Oggi la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa che quindi riapre (finalmente) alla possibilità per coppie sterili di accedere ai donatori di spermatozoi o di ovuli. Fino ad oggi coppie alla ricerca di un figlio potevano solamente andare all’estero, cercare il miracolo della fecondazione omologa oppure buttarsi sull’adozione. Un vero assurdo se si considera quanto possa costare un biglietto aereo in confronto alla voglia di essere padre o madre.

Ma la legge, che è sopravvissuta perfino ad un referendum grazie all’assurdita della legge sul quorum, è stata lentamente e inesorabilmente smontata pezzo pezzo dai tribunali italiani, dalla Corte Europea ed oggi anche dalla Suprema Corte. Praticamente, con i soliti 10 anni di ritardo, si scopre l’acqua calda, cioè che una legge cosi invasiva della vita privata è totalmente anticostituzionale, oltre che illogica e persino malsana e perversa per certi versi. Basta pensare all’obbligo dell’impianto multiplo e del divieto di diagnosi preimpianto che porta la donna a farsi carico di una potenziale gravidanza multipla di feti malati, con la possibilità di abortire successivamente entro il 4° mese; chiaramente la logica dietro la legge era di spingere la gente a non puntare sulla fecondazione assistita riempendo di ostacoli e trappole la strada per la felicità.

È chiaro che questa legge e questa impostazione si basa sulla volontà di rendere la felicità delle persone una cosa uniforme e quindi di poter stabilire come si è felici e come si può raggiungere questa felicità, ma purtroppo non è cosi e non deve esserlo, anzi lo Stato dovrebbe dare ogni strumento possibile per far si che ognuno trovi la propria strada verso la felicità. In questa direzione la magistratura toglie molti vincoli che la politica mette, ma ogni volta passano dieci anni e molte persone perdono il loro treno verso la felicità.

Ora tocca al Governo ed al Parlamento prendere tutti i faldoni sui diritti civili in Italia e riguardarli tutti, dalla fecondazione all’applicazione della legge 194, dalla depenalizzazione della marijuana alla riapertura delle case chiuse. Non esiste solo la dimensione economica per stare nel mondo di oggi, esiste anche questa sfera, più politica, più libera da vincoli, ma ugualmente importante per garantire una vita felice alla gente.

E la felicità non si misura con il PIL o con lo spread, la felicità si misura con un sorriso di una coppia che può avere un figlio quando credeva di non poterlo avere. Queste sono le battaglie per cui vale la pena fare politica. Anche se si deve lottare anni per vedere i risultati. Vale la pena lo stesso. Ve lo assicuro!

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