L’arte dell’insulto 2.0

Come se non fosse bastato l’uso stupido della magnifica poesia di Primo Levi, Grillo ha pensato bene di rincarare la dose andando ad offendere i capi della Comunità Ebraica Italiana. Fino a ieri sera ero convinto che il suo post sul blog non fosse altro che una grandissimo cialtronata per avere i riflettori addosso e che l’antisemitismo, sempre strisciante nella vita del genovese, non fosse il centro del problema, ma solo un odioso contorno, oggi invece leggo questa stizzita risposta e mi chiedo se mai quest’uomo avrà la decenza e l’umiltà di ammettere un errore.

Chiaramente poi mi fermo e capisco che no, non lo farà mai, non l’ha mai fatto e mai lo farebbe. Oggi che è de facto il leader politico del Movimento 5 Stelle ha pure una motivazione tattica per non farlo: non conviene fare marcia indietro quando puoi sfruttare ogni tua parola per essere sulla bocca di tutti e togliere spazio agli avversari politici. Paragonare l’Italia in crisi di oggi con l’Olocausto è un azzardo? E chissene! Intanto tutti parlano di me e non degli altri, così raccolgo qualche voto in più e salgo salgo salgo.

Certo, non solo Grillo è abituato a sparare cazzate senza doverne render conto, ma credo che la scientificità con cui questo tizio si pone alla guida di un popolo che lo seguirebbe in ogni battaglia è agghiacciante. Altri capi politici hanno pagato la propria tendenza alla cialtroneria in termini di consenso e di carriera, mentre sembra che per Grillo valga esattamente il contrario: più diventa volgare, violento, offensivo e più cementa il proprio elettorato.

Lo ha dimostrato con le espulsioni e le purghe del gruppo al Senato: chi non accetta il leader se ne può andare, chi vota a favore dei dissidenti mette a rischio i propri “diritti” digitali di militanza, chi molla lo fa perché non è puro, non è duro, non è in grado di lottare. Meglio pochi, ma buoni. Questo è il motto e lo spirito, dal quale nessuno sembra dissociarsi. Pena l’esclusione.

Addirittura i voti (pochi per la verità), condotti online seguendo i precetti della democrazia digitale made in Casaleggio, che hanno dato torto ai due leader sono stati poi ribaltati in aula trovando escamotage dell’ultimo secondo. Allora mi chiedo: dove sta la vera novità? L’unica vera enorme svolta che il Movimento 5 Stelle ha portato nella politica è stato il risveglio di molti italiani dal torpore e della disaffezione verso la cosa pubblica, ma lo spreco di questa enorme possibilità di cambiamento, per ragioni per di più irrazionali, è forse la colpa più grande che Grillo e compagni si porteranno dietro per anni ed anni.

Se lo scopo è solamente alimentare lo scontro, la polemica, il dissenso, la frizione e l’odio verso l’altro, il diverso, l’avversario allora Grillo ha imboccato la strada giusta, se questo incitare all’odio gli porta consenso e questo consenso in sé è il suo desiderio finale (“Noi non vogliamo governare, non puntiamo al Governo!”) allora credo che sempre più si stancheranno della sua retorica e della sua distruttività senza progettualità.

Per adesso però questo è il Grillo che ci tocca, il Grillo che odia, che insulta e che non è capace di fermarsi. Nemmeno di fronte all’Olocausto. Non stupiamoci, perché stupendoci gli diamo ragione, stupendoci gli diamo fiato e gli concediamo troppo tempo.

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