La nuova sfida del 25 Aprile

Il 25 Aprile 1945 fu l’inizio della nostra storia repubblicana e la fine del ventennio fascista, dove la privazione delle libertà fondamentali dell’uomo era la regola e dove la barbarie affossò la civiltà in ogni aspetto della vita pubblica e privata. Da quella terribile esperienza l’Italia uscì grazie ai suoi Partigiani, alla sua gente, alla sua naturale spinta verso la democrazia, ma comunque dopo aver patito per vent’anni i soprusi dei fascisti e dei nazisti.

L’ascesa del fascismo italiano fu chiaramente favorito da tanti fattori, tra i quali il ruolo della monarchia e la paura dei comunisti, ma non possiamo certo scordarci dell’apatia che circondava larghissime fette di popolo italiano, stremato dalla guerra, dalla povertà e dalle differenze enormi che esistevano tra un nord molto più progredito ed europeo rispetto al sud in mano ai briganti ed alla mafia. Tutti fattori che dopo quasi 100 anni possiamo ancora ritrovare nell’Italia odiera, che è divisa, è disunita ed è soprattutto avvolta da un manto di apatia e di noncuranza spesso e quasi impenetrabile.

Il vero valore del 25 Aprile è la dimostrazione che le lotte politiche contingenti possono e devono essere messe da parte quando si deve lottare per qualcosa che va oltre alle questioni quotidiane; non importa cosa se ne pensi di un certo argomento se un regime fascista ci preclude di poterne parlare e di poter discutere sul merito. Il vero insegnamento, in parte purtroppo perso secondo me, della Festa della Liberazione dovrebbe essere, citando Voltaire, che Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo“.

Oggi invece nella smania della semplificazione, della velocizzazione e della partecipazione tendiamo a rendere tutto un gran casino e pensiamo che si possa tranquillamente fare a meno delle idee che non sono in linea con le nostre. Chi vince un’elezione, un congresso, un referendum online si sente libero di non tener conto delle opinioni degli altri, al netto del merito che queste possono portare alla causa. Il confronto politico viene radicalmente ridotto ad un “con me o contro di me” e ogni possibile dialettica sui contenuti viene sistematicamente declassata e resa irrilevante; si deve accettare il pacchetto completo con tutti i pro ed i contro che tale scelta comporta, ma senza poter poi dire niente, altrimenti si rischia di essere espulsi, marginalizzati o ridotti al silenzio dai propri leaders.

Non ho fatto nomi, non ho fatto sigle, non ho citato nessuno perché questo penso sia un problema che sta rischiando di travolgere tutti i partiti, tutti i movimenti e che possa rendere la gente assuefatta della pochezza attuale. Non è un problema di questo o di quello, ma un problema di tutti, che trascende le scelte contingenti del Governo o del Parlamento. E che quindi entra nella sfera della Resistenza e che dovrebbe diventare trasversale a tutti. Prima che sia troppo tardi, prima di un nuovo ventennio, prima di una nuova Liberazione. Portiamo il 25 Aprile in ogni nostra giornata!

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