L’insindacabile

Quando si parla di privilegi cristallizzati e di posizioni di rendita si pensa subito ai politici ed agli alti dirigenti della pubblica amministrazione, ma in queste categorie di pensiero dovremmo anche inserire i sindacalisti e tutto l’universo di persone che gravitano intorno a queste organizzazioni. Sia chiaro, credo fermamente che i sindacati siano un elemento essenziale per la tenuta sociale del paese, ma penso che nel loro modo di essere e di operare siano rimasti veramente a qualche decennio fa!

Renzi, come al solito, si è mosso come un elefante in una cristalleria, non si è preouccupato delle reazioni, ben sapendo che scatenare la discussione sul tema è più importante di tenersi buoni i sindacati. La Camusso, dal palco del Congresso CGIL, ha risposto con molta forza accusando il Premier di autoritarismo e di distorcere la democrazia, ottenendo subito l’appoggio ed il plauso degli altri sindacati. È chiaro che dal momento in cui due parti, che solitamente si confrontano e trattano, si offendono pubblicamente e dichiarano di non rispettarsi più, quella linea rossa tra Palazzo Chigi ed i sindacati è persa. D’altra parte se in Italia è prassi che la contrattazione avvenga tra sindacati e organizzazioni datoriali con la regia della parte pubblica, non si capisce il motivo per cui sia Confindustria sia la CGIL debbano avere una sorta di potere di veto sulle decisioni legislative propriamente riservate al Parlamento ed al Governo.

Capisco esattamente il razionale che porta i sindacati ad erigere barricate contro ogni riforma del mondo del lavoro o delle pensioni, soprattutto sapendo che la più grande categoria nei sindacati è appunto quella dei pensionati, ma, almeno in teoria, il Governo dovrebbe essere il portatore di istanze di carattere generale mentre sindacati e organizzazioni datoriali di istanze particolari. Renzi dovrebbe battere parecchio su questo tema e non giocare solo sul tasto della vecchiaia del sindacato o della lentezza che un confronto con questo porta alla spinta del Governo, altrimenti non riuscirà a far capire il vero nodo della questione.

Esattamente come non riesce a far capire cosa vuol fare con la riforma del Senato. Anche in questo caso è inutile impuntarsi sui senatori parassiti che non vogliono rinunciare a indennità e a privilegi, quando c’è un progetto alternativo che ricalca in larga parte quello del Governo senza eliminare l’elettività del Senato. Non basta proporre un progetto rapido e rivoluzionario per poter affermare che sia anche giusto ed equo, bisogna capire quali rischi porta un Senato di nominati che, senza poter votare fiducia o bilancio, saranno comunque chiamati a votare su riforme costituzionali, presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale.

Renzi vuole un Senato delle Autonomie formato da Sindaci, Presidenti di Regione e nominati dal Presidente, ma cosi si andrebbe ad alterare il peso dei singoli voti; chi vive in una grande città come Firenze avrebbe la possibilità, con il voto per il Sindaco, di votare anche il Sindaco della Città metropolitana ed un senatore, mentre chi vive nel paesello di periferia no! Inoltre chi vive in una città capoluogo di regione, tipo Campobasso, con circa 50.000 abitanti avrebbe un senatore mentre chi vive a Verona (250.000 ab.) no. Insomma si verrebbero a creare delle distorsioni che de facto farebbero contare i voti in maniera diversa a seconda dalla loro collocazione geografica. Questo è il punto che cerca di essere superato, attravero un Senato eletto su base regionale, ma con un voto diretto ed universale. Senza che la parte di riforme che riguarda le competenze venga toccata. Mi parrebbe ragionevole poterne parlare no?!?

E invece, proprio come con i sindacati, si preferisce il muro contro muro, con minacce di dimissioni e con previsioni apocalittiche in caso di non approvazione della proposta governativa. Così sembra che l’unica ragione sia la fretta e la necessità di fare subito, quando invece ci sono tante altre ragioni per fare queste riforme, magari con più calma e più raziocinio, con un po’ più di discussione e un po’ meno di personalismo. Perché, bisogna che se ne rendano conto un po’ tutti, ma in politica niente dovrebbe essere insindacabile, né per i politici, né per i sindacati.

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