L’insostenibile pesantezza del credere

A tre settimane dal voto la media degli ultimi sondaggi danno il PD intorno al 33%, il M5S al 24.6% e Forza Italia al 19%. Sopra il 4% dello sbarramento ci sarebbero anche la coppia NCD-UDC al 5.5% e la Lega al 5.1%, per la Lista Tsipras e Fratelli d’Italia sarebbe questione di decimali (3.7% e 3.8% rispettivamente), mentre per la Lista ALDE (Scelta Civica, Centro Democratico e Fare) la possibilità di entrare a Bruxelles pare molto remota (2.8%).

Al di là del dato statistico, che deve essere preso con le molle vista la percentuale altissima di indecisi e probabili astenuti (quasi al 50%), il dato politico interessante è come i principali partiti stanno conducendo la campagna elettorale. Il PD di Renzi, leader maximo di questo Governo, tiene e non sembra dare segni di cedimento nonostante i malesseri interni e la saggia decisione di rinviare a dopo le elezioni le riforme istituzionali e costituzionali. Non sembra soffrire la presenza di una lista alternativa alla sua sinistra, il che offre lo spunto per poter affermare che il radicalismo di sinistra oltre al PD non trova più spazio, probabilmente perché in questo momento di crisi la gente preferisce avere risposte concrete e veloci, piuttosto che promesse ideologicamente oneste, ma che non trovano mai una quadratura del cerchio. L’adesione al PSE, inoltre, non lascia molto spazio per altri movimenti a sinistra, mentre spinge chi non si sente rappresentato dal PD a scivolare verso la Lista Tsipras o verso il Centro-Destra.

Ed è proprio la disintegrazione del Centro-Destra a lasciare enormi possibilità di manovra per chi, metaforicamente, volesse raccoglierne i cocci. Berlusconi, nonostante tutto, sta cercando di salvare il salvabile della sua Forza Italia, puntando tutto sulla sua figura di leader carismatico; l’NCD di Alfano, che di certo non può essere un leader, è praticamente alla canna del gas in quanto stritolato tra la posizione governativa e quella della sua base di destra e cerca di salvarsi affidandosi ai Signori delle Preferenze. La Lega e Fratelli d’Italia si giocano tutto con carte anti-europee e anti-governo, seguendo una loro coerenza, che al massimo consentirà loro di avere qualche seggio a Bruxelles, mentre al centro quello che non verrà preso dalla coppia NCD-UDC verrà racimolato dalla Lista ALDE, anche se probabilmente servirà a poco.

Sicuro di entrare in Parlamento è invece Grillo e la sua armata di volenterosi cittadini pentastellati, pronti a battere i pugni sul tavolo e pronti a rivoltare l’Europa come un calzino. Solo che nella sua continua campagna di reclutamento il comico genovese non fà più caso alla coerenza dei suoi comizi e delle sue sparate, tanto chi vuol seguire, lo segue ugualmente, folgorato da un singolo concetto o da una singola proposta. Così, se per le Politiche 2013, Grillo fu molto generico e molto vago su temi precisi, in modo da dare a chiunque un motivo per votare 5 Stelle senza fornire palesemente un motivo per non farlo, in questa campagna elettorale in ogni comizio parla un leader diverso che dice cose diverse e spesso in contraddizione tra loro. A Piombino si parla di Peste Rossa, poi si attacca Renzi per i disordini dell’Olimpico, però a Napoli si dice che “anche io avrei fischiato l’inno d’Italia”. Paese che vai, slogan che trovi!

D’altra parte la campagna per le Europee non ha riflessi diretti sul Governo, quindi si può alzare il tono e sparar cazzate senza doversi giustificare, tanto in ogni caso nessuno chiederà poi di metterle in pratica. Non è un mistero che lo stesso Grillo abbia a noia l’incapacità di Pizzarotti nel rispettare il programma elettorale pentastellato ora che è Sindaco e quindi si trova a dover gestire davvero la cosa pubblica, né è un segreto che, sulle numerose espulsioni dai gruppi grillini in Parlamento, sia Grillo che Casaleggio abbiamo affermato che “Meno siamo e meglio stiamo! Meglio pochi, ma più compatti!”.

Cosa voglio dire? Grillo ha intuito che la tenuta di Renzi gli impedisce di sfondare quel confine a sinistra, ma che, per ora, i voti pescati in quel bacino gli sono fedeli finchè si mantiene retto e puro, mentre un nuovo bacino di pesca si sta aprendo a destra dove lo sfaldamento è evidente a tutti. Così, attaccando il PD e Renzi e, in contemporanea, proponendo temi di destra se non addirittura di estrema destra può andare a sfilare voti a tutti quei partiti che si stanno sciogliendo come neve al sole. In definitiva la tattica è di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, in modo da raschiare un voto a destra ed uno a sinistra, senza proporre niente che sia né di destra né di sinistra, ma che risulti sempre e comunque poco realizzabile dagli uni e dagli altri.

Dare speranze semplicistiche a problemi molto complessi. Questo è il mantra di Grillo. E funzionerà finché la gente, i giovani specialmente, penseranno che davvero le soluzioni siano semplici e basti un comico per risolvere i problemi di questo paese o dell’Europa intera. Il problema non è la presenza del pifferaio magico, ma quella dei topini disposti a seguirlo ovunque e comunque.

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