Expo2015 – Another Italian Job

Se l’Expo si propone di mostrare le eccellenze del paese che lo ospita, allora mi pare che siamo sulla strada buona! Visto che la corruzione toglie all’economia italiana circa 60 miliardi di euro, che l’evasione fiscale ne sottrae alla tassazione altri 180 miliardi e che il fatturato delle mafie in Italia si aggira intorno ai 140 miliardi si può tranquillamente affermare che il PIL del nostro paese avrebbe un margine potenziale del 24% di espansione al netto della crescita economica “normale”.

Lo scandalo che si sta scoprendo a Milano appare paradossale dopo vent’anni da Tangentopoli perché investe alcuni tra i condannati di allora, come se niente fosse cambiato in questi due decenni di politica. Niente sembra cambiato perché in fondo niente è cambiato davvero! Non solo le stesse persone hanno ancora la possibilità di fare i faccendieri e quindi hanno la possibilità di corrompere o di essere corrotti, ma la politica è sempre più rimasta impiccata nel sistema gelatinoso fatto da eletti, nominati, società partecipate, burocrati, uomini d’affari e faccendieri e non ha saputo sganciarsi da questo turbine di soldi e denaro.

D’altronde il circolo è sempre stato vizioso, essere finanziati da grandi capitali aiuta in politica e gli aiuti ricevuti vanno ripagati in qualche maniera. Anche il sistema della sanità, che muove ingenti risorse regionali, prevede la nomina politica di primari e dirigenti ASL e questo porta ad una distorsione della buona amministrazione che, paradossalmente, fa sembrare le gestioni private notevolmente migliori per efficienza. Nel campo degli appalti pubblici non dobbiamo stupirci di trovare sempre qualcuno con le mani nella marmellata, dovremmo invece stupirci che non siano state scritte leggi che almeno impegnino questi figuri ad essere più creativi e più ingegnosi.

Finché le regole restano le stesse e finché la corruzione non sarà considerata un reato politicamente mortale, cioè finché chi viene giudicato colpevole non viene escluso a vita da ogni ruolo nell’amministrazione pubblica o mista pubblico-privata, niente potrà cambiare veramente perché comunque il senso di impunità sarà sempre vittorioso e la prospettiva del carcere per 2 o 3 anni non potrà competere con quella di fare milioni in poco tempo e con poco sforzo.

Ritorno all’inizio e dico: perché non ci focalizziamo su quella fetta di PIL che resta fuori dai radar o che proprio sfugge dalle leggi e magari ripara all’estero in qualche paradiso fiscale? Perché come dice anche Martin Schulz il problema dell’evasione, dell’elusione e dei soldi delle mafie è un problema italiano quanto europeo e nostro compito è quello di risolverlo una volta per sempre.

Proviamoci, almeno questo non costa niente!

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