L’Amore vince sempre

GaydiscriminationEUIl 17 Maggio nell’Unione Europea è la Giornata contro l’Omofobia e come al solito ci si trova a fare dei bilanci e delle considerazioni sul valore del tema e su come si possa migliorare la situazione della comunità gay e lesbica in Italia, in Europa e nel Mondo. Prima di tutto c’è da notare come la stessa Giornata sia indirizzata “contro” l’omofobia e non a favore di maggiori tutele e diritti per tutti; cosa che sinceramente trovo un po’ sbagliata perché, nonostante l’inquietante costanza con cui atti di violenza verso gay, lesbiche e transgender si ripetono, la vera battaglia politica dovrebbe essere quella di allargare la platea di persone protette da diritti civili e quindi di creare un substrato culturale e sociale che non lasci spazio alla giustificazione verso atti o parole violente verso qualsiasi minoranza.

Come ho scritto subito questa Giornata internazionale è promossa dall’Unione Europea che però si presenta con leggi molto diverse in materia: ci sono paesi dov’è possibile sposarsi (Francia, UK, Spagna, Belgio), ci sono paesi che hanno adottato le unioni civili (Germania, Austria, Irlanda, Rep.Ceca) e ci sono paesi dove al massimo esistono leggi antidiscriminatorie (Italia, Polonia, Ungheria). Se allarghiamo lo sguardo al continente intero troviamo anche situazioni di discriminazione sistematica (Russia, Macedonia, Ucraina) e perfino nazioni dove si rischia il carcere in caso di relazione omosessuale (Turkmenistan e Uzbekistan). (Qui la lista completa)

Il problema che si pone con forza è che una campagna di livello mondiale promossa da un ente sovranazionale dovrebbe essere sostenuta con pari forza da tutti gli stati membri, mentre ad oggi l’unico requisito sul tema per entrare nell’UE resta la mancanza di leggi discriminanti verso i gay, i bisessuali e i transessuali. È chiaro che con la libera circolazione delle persone e con il riconoscimento delle leggi degli altri stati, subentra il conflitto tra quei paesi (come l’Italia) che non riconoscono il matrimonio o l’unione civile e quei paesi (come la Francia) che invece danno pari diritti ad ogni coppia, a prescindere dal sesso dei contraenti il matrimonio.

La libertà non può essere limitata da credenze religiose o da pregiudizi sociali, ma dovrebbe essere allargata alla platea più ampia possibile, in modo da garantire a tutti la possibilità di scegliere liberamente come vivere la propria vita e la propria sessualità. Il contratto sociale che lega le comunità non dovrebbe essere limitativo sui diritti individuali, anzi dovrebbe promuovere la conoscenza ed il rispetto dei vari modi di vivere, che siano essi religiosi, sociali, politici o sessuali.

Altro aspetto da non sottovalutare, ma anzi da approfondire accuratamente è il comportamento e l’accettazione della società verso l’omosessualità. È chiaro da questa carta del mondo che ogni paese, ogni continente, ogni comunità ha la propria storia e la propria cultura che influenza fortemente la percezione dell’omosessualità. Solo coltivando un cambiamento del humus culturale di ogni paese si può sperare di arrivare a dei risultati concreti in termini di diritti e di lotta alla discriminazione.

Non è possibile che un paese come l’Italia, capostipite della cultura illuminista, patria dell’abolizione della pena di morte, in prima fila sui temi dell’aborto e del divorzio sia rimasta fino ad oggi a guardare, mentre paesi molto simili come Spagna, Portogallo, Irlanda e Francia hanno parificato il matrimonio etero con quello omosessuale! Non è possibile che si pensi alla questione solo come omofobia, perché se quest’ultima è un’emergenza sociale, il problema va estirpato alla radice, rendendo dignità e dando rispetto a chi si ama, siano essi uomini, donne o transessuali.

Alla fine tanto l’Amore vince sempre!

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