Da qual pulpito!

Le elezioni sono passate ed ora il panorama italiano si sta chiarendo, la vera partita si sposta a Bruxelles e nel neoeletto Parlamento Europeo. Le consultazioni sono già iniziate e per capire chi sarà il prossimo presidente della Commissione dovremo aspettare la quadratura del cerchio uscito dalle urne della scorsa settimana. Il PPE ed il PSE sono primo e secondo gruppo ed il loro candidati, Juncker e Schulz, sono i principali candidati a presiedere la Commissione per i prossimi 5 anni, ma molto dipenderà dagli altri gruppi e dalla loro composizione interna.

Se infatti il PSE è guidato da una grande delegazione del PD (31 su 189) e può contare sulla solida struttura dei partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei, il PPE non è ugualmente omogeneo nella sua composizione e svaria tra la CDU tedesca, Forza Italia, l’UMP francese e i conservatori inglesi. L’unico punto di contatto sembra essere la continuità con la Commissione Barroso e la gestione nazionale delle singole crisi. Gli altri gruppi si saldano su pochi punti qualificanti sapendo di essere necessari per una maggioranza, sperando di ottenere la golden share sul nascituro governo dell’Unione. I liberali dell’ALDE, i Verdi, la sinistra di GUE, i conservatori e gli indipendentisti stanno giocando tutti una partita sul filo di lana, sapendo però che una Grosse Koalition PSE-PPE (magari con l’ALDE di mezzo) spazzerebbe via tutto, ma senza cambiare niente e lasciando ampi margini per lo scontento in tutto il continente.

Altro discorso merita la scelta di Grillo di incontrare Farage per sondare possibili terreni di lavoro comune e, perché no, la possibile nascita di un gruppo comune anche con altre forze populiste ed euroscettiche. Considerando che in contemporanea sta nascendo l’asse Lega-Front National, si può dire che quel terzo di voti finito nelle mani dei partiti euroscettici si sta organizzando secondo due logiche: la prima molto politica, la seconda molto antipolitica. La prima, quella nata con l’incontro Salvini-Le Pen, era nota già prima delle elezioni e non stupisce perché in fondo i due partiti affondano le loro radici nello stesso substrato.

La vera assurdità logica è l’accostamento del Movimento 5 Stelle con l’UKIP che ha vinto le elezioni britanniche. Dovrebbe far riflettere la scelta di non schierarsi in campagna elettorale per poi lanciarsi all’incontro con Farage nemmeno una settimana dopo le votazioni: una manovra ardita e sicuramente nata su pochi punti condivisi. Come può infatti L’United Kingdom Indipendence Party avere qualcosa da spartire con il M5S? Economia? Noi siamo alle prese con l’Euro e gli Eurobond, il fiscal compact ed il pareggio di bilancio, a Londra parlano di lasciare l’Unione! Politiche comuni? No, ritenta… L’Ukip propone di uscire dall’Europa per avere piena sovranità su tutto, il M5S vuole (giustamente) aiuto per il pattugliamento dei mari! Spese militari? Niente, i grillini votano contro gli F35, Farage e i suoi vogliono più soldi per la difesa! In più l’UKIP è un partito apertamente razzista, misogino e contrario ad ogni forma di integrazione sia europea che extra-europea, mentre l’elettorato a 5 stelle credo venga anche da sinistra e da profonde culture del rispetto.

Allora mi chiedo in chiusura: “Da quale pulpito ci viene contestato di pescare voti dalla destra, quando proprio quel profeta va (con i voti in mano) a mendicare alleanze da campioni della destra xenofoba e populista?”

Lo ripeto e lo ripeterò allo sfinimento: i voti si contano, non si pesano! In quel 40% c’è tanto voto di delusi da Grillo e dalla destra, ma noi democratici non li schifiamo, anzi li accogliamo a braccia aperte! Sono i leader e le idee di destra a farci ribrezzo e non ci vedrete mai pranzare con uno che dice Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità“. No, non ci vedrete mai. Tranquilli.

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