Le piazze degli italiani

Oggi stavo guardando L’Aria che Tira su La7 e mi sono imbattuto in un servizio su Piazza Verdi a La Spezia. Non conoscevo minimamente la storia e solo la presenza di Sgarbi mi ha illuminato su quello che sta accadendo e che è un tipico esempio di come funziona l’Italia. A La Spezia c’è questa piazza in pieno centro storico, a due passi dal mare, che presentava una fila di pini marittimi risalente agli anni trenta nei quali era presente qualche esemplare malato che andava abbattuto. L’ex ministro Bray, anche su spinta di Sgarbi, aveva posto il vincolo paesaggistico all’intera piazza attirandosi molte ire di chi ha interessi nel progetto di ammodernamento, specie del progettista Buren.

Le due soluzioni possibili erano la sostituzione dei pini malati e la conservazione della piazza così com’è oppure la completa ristrutturazione come previsto nel progetto dell’architetto francese; in quest’ultima soluzione è prevista la totale rimozione degli alberi. I cittadini, le associazioni e perfino il ministero si sono pronunciati per il mantenimento della piazza nella sua forma originale, ma come spesso in Italia, il TAR ha sentenziato che la strada da percorrere è l’altra e quindi il Comune ha proceduto all’abbattimento di tutti i pini del filare.

Giustamente Sgarbi era furioso (come solo a lui riesce essere), ma aveva tutta la mia comprensione, infatti se si guarda il progetto Buren e la piazza come era prima si capisce come la sentenza amministrativa sia un cazzotto nello stomaco agli spezzini, ai liguri e agli italiani tutti! Fare posto ad una piazza moderna in un paese che potrebbe vivere del suo patrimonio storico è assurdo e antieconomico, specie se si pensa a quanti soldi potremmo destinare a salvare le nostre attrattive artistiche (Pompei, Agrigento…).

Poi ho collegato La Spezia ai miei dintorni ed ho pensato alle piazze pedonalizzate di Firenze, ai piccoli borghi della Val D’Orcia, del Casentino e dell’Umbria e mi sono chiesto cosa succederebbe se un archistar volesse trasformare questa nostra ricchezza in un suo “laboratorio”. E sono arrivato alla risposta che mi trovo sotto casa, nel mio paesello, cioè Rignano. Qua abbiamo una piazza rovinata da uno che si crede un fenomeno ma non è riuscito manco a farci un progetto per portare i disabili sul secondo binario della stazione!

Piazza della Repubblica era una piccola chicca nella sua semplicità e si spera che possa tornare al più presto ad essere bella, semplice e funzionale, ma nel frattempo il mostro noto come birillo ha turbato i sogni di tutti i rignanesi. Quel mostro in mattoni rossi e lamiera doveva essere un simbolo per il paese, invece è diventato il simbolo della bruttezza e del nuovo che rovina e deturpa l’esistente. Senza considerare che l’ascensore non ha mai funzionato da quando è stato inaugurato!

E cosa ha salvato questo obrobrio dall’essere demolito prima? Beh, un sovrintendente amico di Toraldo di Francia (l’architetto) che ha posto ogni ostacolo possibile ad ogni amministrazione che tentava il giusto e l’onesto, cioè rimettere mano a quella piazza, come chiesto da tutti i cittadini.

Ecco quindi l’anello che lega La Spezia a Rignano e, immagino, a tanti altri paesi italiani: il tribunale o la sovrintendenza che si fanno politici e bloccano il volere della gente o delle istituzioni democraticamente elette senza che possa esserci confronto, scontro o dialogo. Si buttano giù i pini per una sentenza, non si butta giù il birillo per un vincolo. Questa è la burocrazia italiana, questo è il vero freno a mano dell’amministrazione pubblica. Questo dovrebbe essere il primo punto da risolvere per un Governo. Velocemente e definitivamente!

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