La grande tristezza

Dopo l’EXPO arriva il MOSE, che arrivano tutti dopo L’Aquila, la Maddalena, rimborsopoli, gli scandali in Lombardia e dopo vent’anni da Tangentopoli. Eppure cos’è cambiato in Italia? Niente verrebbe da pensare; possibile che le stesse persone coinvolte negli anni ’90 da Mani Pulite possano ora entrare ed uscire da palazzi del potere e trafficare con denari pubblici?

Come si può pensare di combattere il tremendo crimine della corruzione se le grandi opere, come appunto il MOSE, non sono soggette nemmeno ad una gara d’appalto? Come si può pensare di evitare le infiltrazioni della malavita se si fanno affidamenti diretti per miliardi di euro, mentre i piccoli comuni sono costretti a mettere in appalto ogni minima spesa che superi i 20.000€? Possibile che si voglia fare le pulci agli enti più vicini ai cittadini senza curarsi di quelli che seguono opere di enorme impatto economico ed ambientale?

Che poi i meccanismi contabili non sono cambiati, anzi, sono sempre gli stessi: fatture false o gonfiate, conti all’estero usati per corrompere politici e garantire a tutti una rendita di posizione. Se tutto questo è la causa dell’aumento del costo d’opera fino ai 5.5 miliardi di euro, allora non si può non essere d’accordo con il Premier Renzi nel definire questo sistema come Alto Tradimento. Deviare fondi pubblici, un fiume di soldi di tutti noi, verso le tasche di politici, funzionari e imprenditori è qualcosa che va oltre la mia concezione di bene e male, è qualcosa che trascende il concetto stesso di reato e che disonora profondamente le istituzioni. Per questo credo fermamente che questi reati, una volta accertati, debbano essere puniti severamente dalla giustizia penare, ma ancora di più debbano segnare la fine di tutte quelle frequentazioni sospette che poi, puntualmente, si rivelano come criminogene.

Al netto delle considerazioni sulla necessità o sull’opportunità di fare o meno una certa opera, bisognerebbe legare i fattori in gioco sullo scacchiere italiano e capire che il nesso grande opera, necessità, affidamento, corruzione è qualcosa che non possiamo combattere solamente con la buona volontà, ma che deve essere estirpato con tutta la violenza e la cattiveria di cui siamo capaci. Se la media mondiale parla di un 3-4% del PIL perso per la corruzione, sicuramente l’Italia può vantare numeri più alti e quindi possiamo dire che la nostra corruzione ci mangia una fetta più grande di ricchezza, che si ripercuote sul famoso 3% di rapporto deficit/PIL e su tutti gli indicatori economici e finanziari conosciuti.

Altra questione, non banale, è la lunghezza di questi lavori: com’è possibile che nel 2014, a lavori ancora non conclusi, si scopra questo scandalo su un progetto risalente agli anni ’80, approvato negli anni ’90 e iniziato intorno al 2000? Ci sono troppe cose che non quadrano e non possono quadrare perché, purtroppo, qua il problema si è fatto sistema e le buone pratiche sono sporadici esempi che solo raramente riguardano grandi opere.

Cambiare leggi, sveltire le indagini e migliorare controlli e trasparenza. Questa la ricetta per il futuro. Senza dimenticare di gettare via la chiave di chi viene trovato colpevole. Senza grazia né clemenza!

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