Io sto con Corradino

Il percorso delle riforme non può sottostare a veti, ma dovrà continuare a prescindere da tutto e tutti, senza mai guardare in faccia nessuno e senza aprire discussioni che sono solo un modo per ritardare il futuro. Questa è stata sostanzialmente la motivazione della rimozione di Mineo e Chiti dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

La riforma del Titolo V è sul tavolo dall’inizio dell’esperienza di governo di Matteo Renzi, insieme alla riforma elettorale, alla riforma del fisco ed alle tante promesse dell’ex Sindaco di Firenze, anche se nel frattempo sono cambiate molte cose sia in ambito parlamentare che politico. Prima di tutto la base su è stata scritta la proposta di riforma è il famoso Patto del Nazareno, accordo che più volte è stato definito tradito dai forzisti di fronte alla proposta Boschi, poi l’aver legato la riforma elettorale a quella istituzionale è un chiaro segnale di come l’eventuale approvazione del pacchetto sarebbe il preambolo delle elezioni politiche.

Il dato numerico è che con la maggioranza di Governo più Forza Italia le riforme avrebbero più dei due terzi dei voti sia al Senato che alla Camera e quindi non dovrebbero passare per le forche caudine del referendum confermativo, mentre con i forzisti che si defilano questo sarebbe inevitabile e probabilmente anche molto difficile da far passare. Le fondamenta del progetto (Senato che non vota né fiducia né bilancio, riduzione numerica dei membri, maggior radicamento territoriale dei senatori) si erano trasformate in un progetto di Senato degli amministratori in cui, praticamente, Sindaci, consiglieri regionali e ventuno nominati si sarebbero trovati per legiferare su materie strettamente di carattere locale. Senza tanti giri di parole un dopolavoro per Sindaci.

La proposta Chiti, sostenuta da Mineo e da tanti altri senatori, manteneva l’elettività dei membri del Senato, pur riducendo e cambiando fortemente i compiti della Camera Alta. Una proposta per cui anche Forza Italia sembrava propendere e che quindi poteva tranquillamente essere una base di partenza alternativa, ma sempre valida. Invece no! Nonostante tutto questo si è deciso di procedere alla rimozione di Mineo dalla Commissione in cui era decisivo per non avere sorprese nelle votazioni, rimandando così ogni problema all’aula.

Ma l’aspetto più agghiacciante di questo atteggiamento è l’arroganza con cui si fanno certe operazioni e il doppiogiochismo di chi ha sparato a zero sul segretario-premier fino ad un mese fa ed ora si prostra in adorazione per cercare una sistemazione nella neonata corte dell’imperatore. Se tutto diventa sacrificabile in nome della governabilità e delle riforme da fare, allora chiudiamo il partito, il Senato, la Camera e tutto ciò che rallenta questa corsa verso il futuro, la crescita e la felicità.

Ma poi non lamentiamoci se tra un anno o due le riforme Renzi verranno affossate dal referendum, perché se è vero com’è vero che le riforme si fanno con le minoranze, questa levata di capo potevamo proprio risparmiarcela. Perché la minoranza più vicina a noi è quella che abbiamo in casa e se la trattiamo male, come possiamo poi trattare con le altre? Come possiamo essere credibili?

Fate un po’ come volete, ma questa volta #iostoconCorradino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...