Bring back our players

Siamo tutti viziati e non siamo abituati a vedere gli azzurri uscire al primo turno, soprattutto se succede due mondiali consecutivi e dopo un europeo vissuto da protagonisti assoluti; ma tutti, dai calciatori ai telecronisti, dai tecnici agli opinionisti, siamo convinti che il fatto di indossare l’azzurro, avere quattro stelle sul petto e aver scritto Italia sulla maglia sia un “qualcosa in più” che ci possa portare avanti nonostante tutto e tutti.

Il nostro girone dimostra chiaramente che i sette mondiali vinti ensemble da Italia, Uruguay e Inghilterra non significano niente contro la voglia e la capacità di un piccolo paese come il Costa Rica (o la Costa Rica, è uguale!); nessuno regala più niente e i nomi sono buoni solo per le raccolte figurine e, magari, per vincere qualche scudetto o qualche coppa di club, ma non per portare la nazionale in vetta al mondo.

La debaclé di Spagna, Inghilterra, Portogallo e Italia dimostra che quando si gioca per i propri colori nazionali conta molto più il cuore della testa e della tecnica; i valori sul campo non sono sicuramente rispettati e i risultati si possono ribaltare facilmente. Quello che è mancato a questa nazionale è proprio l’umiltà e la missione da compiere; il calcio infatti, che ci piaccia o no, spesso è stato mezzo di riscossa nazionale e non si può far finta di niente di fronte alle masse di persone che lo seguono assiduamente o che si appassionano alla maglia azzurra ogni due o quattro anni.

Progetto tecnico, coerenza tattica, condizione fisica e le altre cause sportive sono sicuramente importanti, ma dal punto di vista umano è mancato senza dubbio il cuore a questa nazionale che non si è mostrata unita e compatta nei momenti di difficoltà ed anzi ha visto sbroccare il suo “uomo simbolo” in soli 45 minuti della partita più importante. Noi italiani siamo avvezzi ad affidarci all’uomo della provvidenza che possa, da solo, risolvere tutti i problemi, ma nello sport come in politica spesso chi deve segnare non riesce a farlo se non è supportato dalla squadra intera.

Dopo l’eliminazione il capitano Buffon ha chiaramente puntato il dito contro qualcuno che, a suo dire, è bravo solo a parole, ma non dimostra mai con i fatti le proprie qualità; io aggiungerei che se siamo arrivati ad un goal dalla qualificazione dobbiamo ringraziare quei pochi che c’hanno messo sempre cuore e grinta, partendo proprio dal capitano fino ai nuovi Darmian e Parolo, ma non dobbiamo dimenticarci che il nostro livello complessivo è veramente basso.

Campioni del mondo di otto anni fa mischiati con mezzi giocatori come Cassano o Balotelli con l’aggiunta di giovani ancora tutti da scoprire come Immobile o Verratti. Purtroppo ai mondiali non c’è tempo per esperimenti o per aggiustamenti, si deve vincere subito altrimenti si torna a casa ed è proprio questo aut-aut a tirar fuori i campioni veri e a distinguerli dai giocatori mediocri. Il guizzo, il lampo di Messi al 92′, le giocate di Neymar che a 22 anni sta trascinando avanti il Brasile, la solidità delle Germania o della Francia, ma anche il cuore immenso della Grecia che batte la Costa d’Avorio al 90′ e si qualifica per gli ottavi.

Questi sono i mondiali, non quelli che si immaginava il nostro Balotelli in cui tutti lo adorano solo perché è un giovane forte. Ai mondiali si dimostra sul campo cosa si sa fare e l’Italia ha dimostrato benissimo qual’è il suo posto per la seconda volta consecutiva: in aereo a fare un briscolone con Spagna e Inghilterra (le prime tre leghe per importanza dicono in molti!).

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