Generazione Telemaco

Il discorso inaugurale di Matteo Renzi al Parlamento Europeo di Strasburgo verrà ricordato per sempre come il “Discorso del selfie” vista la battuta iniziale sul volto dell’Europa in un ipotetico autoscatto, ma i concetti snocciolati nei quasi venti minuti di intervento e nei sei di replica variano da alcune banalità di livello scolastico ad alcune citazioni auliche che dovrebbero far riflettere molto i parlamentari neoeletti e tutti noi cittadini europei.

Dall’introduzione istituzionale sul rispetto del voto popolare che, ahimé, ha costretto il Consiglio ha nominare Juncker Presidente della Commissione Europea si è passati all’incoraggiamento verso il nuovo Parlamento che “deve rendere fiducia e speranza all’Europa”. Già il capitolo successivo sul passaggio di consegne tra Grecia Italia si è incentrato su quanto questi due paesi abbiano dato al Mondo e all’Europa fino ad oggi con doppiette niente male sparate a raffica (Anchise-Enea, Agorà-Foro, Pericle-Cicerone, Partenone-Colosseo…) ed ha fatto capire in maniera decisa che i problemi economici e finanziari, seppur importanti, non riguardano i valori più importanti su cui l’Europa deve essere fondata.

Il parallelismo Italia-Grecia è stato usato anche per parlare della profonda ferità lasciata dalla crisi economica e dalla cura dell’austerità imposta dalla Troika; altro passaggio scontato è stata la rivendicazione del lavoro fatto (o da fare in maggior parte) nei singoli paesi per poter poi sedersi a ridiscutere le regole. L’identità europea smarrita e l’anima dell’Unione da ritrovare in valori antichi, ma dimenticati, è stato forse il momento più commerciale di tutto il discorso, se infatti si spera (o si crede) di spostare il baricentro europeo sul Mediterraneo solo per un paio di citazioni di letteratura greca o latina si è capito poco della complessa geopolitica europea. Ma l’anima dell’Europa colpisce e sfonda un po’ in tutti i cuori, così come l’affermazione che l’Europa senza Regno Unito non è più Europa; affermazione innegabile, ma che non affronta i nodi dello scetticismo britannico.

Il passaggio chiave dell’intero discorso, a mio avviso, è stato il prolungato e ricorrente cenno al futuro che deve essere costruito al netto del passato, alla generazione Telemaco, fatta da giovani troppo giovani per ricordarsi Maastricht, ma anche troppo giovani per ricordarsi le frontiere o addirittura le monete nazionali ed allo sguardo verso una Smart Europe semplice che riesca a mettere “in rete” le proprie potenzialità attraverso investimenti nei giovani come ad esempio il Servizio Civile Europeo.

Renzi ha descritto l’Europa come il luogo del futuro e come frontiera, specificando sempre che dobbiamo riuscire nell’impresa di costruire una vera comunità, un vero popolo che soppianti l’idea di Europa come mera espressione geografica. In questo, devo ammettere, che noi italiani possiamo insegnare come si fa, visto che abbiamo unito la nostra nazione poco più di 150 anni fa.

L’Europa come frontiera anche geografica, soprattutto rivolta verso il Mediterraneo e di conseguenza verso l’Africa ed il Medio Oriente; in questo, nel non-detto, c’è stato un chiaro riferimento ai problemi migratori che l’Italia sta affrontando praticamente da sola e quindi un sollecito verso un impegno comune nel pattugliamento della frontiera marittima e nel salvataggio dei migranti in difficoltà. Dobbiamo rappresentare la civilizzazione della globalizzazione ha detto Renzi entrando nel campo della politica estera, l’ha fatto senza mai parlare di politica unica europea, ma elencando una serie di temi che l’Europa non può far finta di non vedere. In questo forse un pizzico di astuzia lo ha portato a evitare il problema sapendo benissimo come ogni stato membro tenga moltissimo alla propria linea diplomatica ed alla sua indipendenza; così facendo però è caduto nuovamente nel banale e nel “già sentito”.

In conclusione poi si è detto stanco delle frasi fatte e degli slogan vuoti, aggiungendo che ora è il momento di fare, di metterci la faccia e di restituire dignità alla politica per creare un’Europa migliore da lasciare ai nostri figli e che onori al meglio la memoria dei tanti che sono morti per creare questa Unione. Praticamente la più grande frase fatta di ogni tempo.

Ma è la generazione Telemaco ad aver sfondato, oltre al selfie dell’Europa, perché è tempo di prenderci le nostre responsabilità e non aspettare che arrivi Ulisse a risolvere i problemi. Dobbiamo meritarci l’eredità e su questo Renzi ha davvero centrato l’obbiettivo, solo che per estrapolarlo da tutto il discorso inzeppato di retorica ce n’è voluto di lavoro!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...