Inchini scandalosi

Nonostante la scomunica piovuta sui mafiosi da parte di Papa Francesco durante la sua visita a Sibari, in Calabria, anche ieri il rituale della Madonna portata in processione e fatta inchinare di fronte all’abitazione del boss locale non è mancata durante le celebrazioni religiose di Oppido Mamertina.

I Carabinieri presenti si sono subito indignati (giustamente) e hanno abbandonato il corteo religioso con lo stupore dell’Amministrazione Comunale e delle autorità religiose che hanno giustificato il tutto come un pieno rispetto della tradizione trentennale della processione che niente ha a che fare con la ‘Ndrangheta. La tesi degli organizzatori è che proprio in quel punto la statua ha sempre compiuto quella manovra per inchinarsi verso una via non toccata dal corteo e non per omaggiare il padrino locale (agli arresti domiciliari a vita), ma, anche credendo a questa versione, forse sarebbe il caso di non creare incomprensioni su un argomento così delicato.

Il connubbio tra religione e malavita nel Sud Italia è storicamente difficile da estirpare e per certi versi rende le famiglie mafiose quasi un’entità divina per i semplici cittadini; il rituale del giuramento sulle icone dei santi per affiliarsi alle cosche conferisce alle mafie un livello di spiritualità che poi torna utile quando, ad esempio, si deve essere protetti dalla cittadinanza, la quale oltre ad essere intimorita fisicamente viene anche spinta da molti preti ad essere clemente con i mafiosi, visti come “protettori” delle tradizioni locali.

Francesco non è stato il primo pontefice a scomunicare i mafiosi, ma questo non è mai servito veramente per isolare i clan ed i boss. I parroci locali spesso sono asserviti più ai capimafia che non alla Chiesa di Roma e quei preti che si sono ribellati e lottano quotidianamente contro le mafie rischiano ogni giorno la propria vita. Esempi come Pino Puglisi o come Beppe Diana non sono così frequenti come si possa immaginare, anzi si può tristemente dire che questi sono solo eccezioni che sono, ahinoi, state stroncate nel sangue.

La vita nel Sud Italia è troppo spesso legata a doppio filo con le mafie: se si accetta quel metodo, quel modo di vita, quella situazione allora si può trarne molti vantaggi e molti benefici, anche se, logicamente, basta un piccolo sgarro e si rischia moltissimo, se invece non si accetta quella vita resta solo l’opzione di andarsene a nord o all’estero. Rimanere e lottare è qualcosa che, senza l’aiuto dello Stato e della Chiesa è quasi impensabile ai più, anche se ormai i regni delle mafie non si limitano più alle regioni meridionali, ma si estendono sempre più nel nord ed anche fuori dall’Italia.

D’altra parte la bussola dei mafiosi punta sempre verso i soldi e dopo aver spolpato le loro terre d’origine, ora i clan hanno messo nel mirino altre piazze dove sono meno conosciuti e dove girano molti più denari. Ma tutto questo senza mai perdere il controllo sui loro territori storici, dove magari un giorno torneranno per nascondersi durante la latitanza o dove andranno a ricevere gli inchini della Madonna.

E poco importa se la tradizione è trentennale, qualcuno doveva pensare prima che propriò li, a quell’incrocio, abita un capomafia ergastolano ai domiciliari; le tradizioni si cambiano se si vuole, un po’ come il comportamento asservito verso le mafie. Ma se non si vuole, allora si troveranno sempre scuse buone per continuare con inchini, riverenze e favori vai. E niente cambierà mai.

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