Il grande accrocchio

Si, va bene confesso! Sono un gufo, un frenatore, uno che preferisce fare le cose bene ma con calma piuttosto che male e veloce! E mi pare di capire da questo sondaggio che agli italiani, come a me,  restano molti dubbi e perplessità su questa grande riforma elettorale-costituzionale-istituzionale che è approdata oggi in aula al Senato per la prima lettura.

Il modo di operare della ditta Renzi-Boschi è noto: ad un modello iniziale su cui la stragrande maggioranza si dice favorevole (il superamento del bicameralismo perfetto) si allega una serie di riforme di contorno che vanno ad essere usate come arma diplomatica ai vari tavoli di trattativa con le opposizioni, partendo dal presupposto inattaccabile che le riforme vanno fatte con le minoranze. Nel momento in cui le riforme si trovano ad essere talmente interconnesse da far pensare ad una indelicatezza istituzionale se non alla malafede si comincia a infangare i gufi, colpevoli di essere i difensori dello status quo e i paladini del non-cambiamento.

“D’altra parte” – ci viene detto – “eravamo tutti d’accordo sul principio, in direzione nazionale non ci sono stati veti, quindi perché ora vi lamentate?”.

“Beh” – rispondo io – “principalmente perché sull’obbiettivo delle riforme siamo d’accordo, ma sul contenuto no! E questo non è proprio un dettaglio come invece loro vorrebbero farci credere! Siamo partiti mesi fa con la prima bozza Boschi in cui non c’era niente di logico ed oggi arriviamo in aula a votare una proposta redatta sulla base del famoso Patto del Nazareno e dopo una mediazione estenuante con il leggendario Calderoli (si, proprio quello del Porcellum!!!); di cosa dovremmo essere felici? Di un Senato che diventa ente di secondo livello, che perde competenze (bene), ma anche la sua elettività (male) lasciando però l’immunità ai sui membri (malissimo)?!?

Oppure del gigantesco accrocchio di competenze, intrecci, doppi o tripli incarichi che verrano istituzionalizzati e che riguarderanno Sindaci e consiglieri regionali? Ah già, non dovrei scordarmi che con questa riforma epocale si abolisce il CNEL (…e sticazzi!!). No io proprio non riesco a capire dove finiremo con queste riforme e la superficialità con cui vengono derubricate certe critiche mi fa paura, perché, ad esempio, in un futuro plenum per l’elezione del Presidente della Repubblica siederanno 630 deputati, 100 senatori e, forse, 73 parlamentari europei per un totale di 803 grandi elettori e con la contemporanea approvazione dell’Italicum chi vincerà le elezioni politiche potrà avere fino a 346 deputati, i quali sommati a una cinquantina di senatori e una ventina di parlamentari europei saranno sufficienti ad eleggere con maggioranza semplice l’inquilino del Quirinale. E chiaramente cosa troviamo nella grande riforma? La possibilità di elezione del Capo dello Stato a maggioranza semplice dal nono scrutinio, dopo quattro in cui serviranno i 2/3 e altri quattro in cui serviranno i 3/5.

Non dimentichiamoci anche la proposta di aumentare il quorum di firme necessarie per referendum o proposte di legge popolare che passeranno rispettivamente da 500.000 a 800.000 e da 50.000 a 250.000; da un lato si tagliano organismi elettivi (province e Senato) e dall’altro si depotenziano strumenti di democrazia diretta in una perfetta operazione a tenaglia in cui si rafforza solo l’esecutivo.

Insomma mi pare che la battaglia che si gioca al Senato in questi giorni non riguardi solo i senatori o la loro carriera, ma l’idea che l’Italia ha della propria democrazia; nel ’48 i padri costituenti presero decisioni dettate da precisi motivi ed ogni organo dello Stato fu messo nella condizione di avere pesi e contrappesi in modo da non assumere MAI un potere troppo grande, forse allora dovremmo capire meglio quei motivi, quelle scelte e se vogliamo cambiare le regole (cosa che ripeto è sacrosanta) dovremmo ripartire da un ragionamento molto più ampio e più limpido.

Se al contrario l’obbiettivo è solo picconare le istituzioni per far vedere di esser capaci di produrre risultati clamorosi, beh, allora credo che niente e nessuno ci salverà da questo grande, triste, accrocchio di riforme.

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