Comunque vada sarà un disastro

“Inizia il ritiro delle truppe di terra dalla Striscia di Gaza” annuncia il Primo Ministro israeliano Netanyahu “anche se l’obbiettivo della missione resta quello di trovare e distruggere tutti i tunnel presenti nella striscia e quindi, fino a che questo non sarà stato raggiunto, l’esercito resta. Ci vorranno 24-48 ore.”

Questo all’indomani dell’ennesimo cessate il fuoco proclamato e poi finito al cesso dopo nemmeno due ore. Perché questo continuo inseguirsi di dichiarazioni, proclami, escalation e morti? Perché non si riesce proprio a finirla? Israele è convinto che dopo aver piegato la popolazione di Gaza questa darà la colpa ad Hamas e capirà “chi sono i buoni”, mentre nella striscia ogni bomba che cade aumenta il risentimento anti-israeliano e produce nuove generazioni di guerriglieri pronti a morire piuttosto che vivere in quella prigione a cielo aperto.

Il ciclo si ripete da decenni, senza eccezioni e senza vincitori, ma niente potrà bloccarlo se una delle due parti non capisce che la violenza produce odio che porta altra violenza in una spirale senza via d’uscita. Israele ha il diritto di voler vivere in pace e in sicurezza, così come i palestinesi, quindi la domanda è in che forma questi due popoli possono convivere e se sia meglio la soluzione dei due stati o quella dell’unico stato non confessionale. La vera sfida della comunità internazionale è quella di mettere pressione su Tel Aviv per spingerli a prendere una decisione: volete stare soli, bene, quindi riconosciamo lo Stato Palestinese e smettetela di colonizzarli. Non volete riconoscere lo Stato? Bene, allora date ai palestinesi piena cittadinanza nello stato d’Israele, che altrimenti (com’è oggi) è uno stato segregazionista non migliore del Sud Africa prima di Mandela.

Chi sono quelli a cui telefonate per avvertirli che sta per arrivare una bomba? Sono cittadini di un altro stato o sono vostri cittadini di seconda categoria? Questa è una domanda a cui si deve rispondere, altrimenti si resta nel limbo e non si capisce come catalogare questo conflitto. In più aggiungerei di ampliare il nostro sguardo ed osservare i conflitti che stanno nascendo in Medio Oriente perché c’è la Siria con la sua guerra civile, c’è l’Iraq che ha visto la rinascita di un califfato panarabo, ci sono i mille interessi incrociati di sauditi, iraniani, turchi, egiziani, emirati e di americani, russi e cinesi. La striscia di Gaza è solo una goccia nell’oceano dei problemi medioorientali, ma Israele la sta trasformando in un mattatoio e questo, comunque vada, sarà un disastro per il futuro.

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