O con me o contro di me

Nessuno sa fino a che punto potrà arrivare questa riforma costituzionale e se riuscirà mai ad essere approvata in via definitiva, ma non importa, quello che è importante (a me pare) è distrarre l’attenzione da questioni più urgenti e più attuali con diversivi di ogni tipo. Compreso il cambiamento sostanziale della nostra Carta Fondamentale.

Non si fa altro che ripetere quanto questa riforma sia fondamentale per il buon funzionamento della “macchina-Stato” e che è illogico continuare ad avere due camere elette con pari funzioni, salvo poi cercare di ridurre il Senato ad un consiglio degli Enti Locali regno del doppio incarico non pagato, ma che gode dell’immunità. Uguale si può dire per la legge elettorale che aspetta in cantina l’approvazione delle riforme istituzionali per riprendere il suo percorso, ma che nel frattempo pende come una spada di Damocle sulla nostra testa e su possibili elezioni anticipate.

Io dico che è sacrosanto aver “dato il via” al discorso, ma che poi il Governo dovrebbe starne fuori il più possibile e sfruttare il fatto che per approvare queste riforme non può che passare anni prima di tornare alle urne per agire sul quotidiano e sui problemi attuali degli italiani invece di voler interferire con il Parlamento su una sua prerogativa. Partiamo da due paletti semplici: fine del bicameralismo perfetto e riduzione complessiva dei parlamentari e da qua vediamo come si compongono le forze politiche e che maggioranze possono venire fuori, forse si potrebbe fare la riforma con una maggioranza bulgara oppure con una più risicata, ma comunque la discussione sarebbe avvenuta in Parlamento e senza nessuno patto segreto a monte.

Lasciamo al Governo l’arduo compito di trovare le coperture per gli 80 euro, di ripensare al sistema pensionistico e di snellire la pubblica amministrazione e riportiamo il discorso legislativo nelle aule parlamentarti, altrimenti prima di pensare a riformare il sistema istituzionale dovremmo rimetterci a studiare le fondamenta dello Stato democratico e la divisione dei poteri secondo Montesquieu! Ma qua il problema è nella presenza di leader cosmici che non lasciano spazio a nessuno e che pretendono di essere sempre al centro della scena qualsiasi argomento si voglia trattare; c’è Renzi segretario-premier che tratta con Berlusconi padre-padrone di un partito senza identità per tagliare fuori Grillo capo-popolo senza argomenti ma con tanta rabbia. Il Patto del Nazareno è la prova tangibile che il Parlamento, comunque la si voglia rigirare, viene considerato un passacarte che non dovrebbe mai intervenire senza l’assenso dell’esecutivo per cambiare una legge o un decreto, la vera riforma nasce ad un tavolo tra pochi e poi viene blindata nelle aule parlamentari sotto lo scudo di un accordo “a larga maggioranza” che tiene conto solo di chi si vuole.

L’apertura sacrosanta verso le minoranze è diventata rivolta ad una sola minoranza con la quale si è scelto di stabilire un rapporto privilegiato, anche volendo considerare la chiusura e l’ostilità del Movimento 5 Stelle, ma il prodotto di quel dialogo poi non è stato aperto a migliorie e a cambiamenti, diventando de facto non la bozza ma il testo definitivo della riforma. Fin da subito è stato chiarito che eventuali modifiche sarebbero state da concordare a quel tavolo e non in Parlamento e che avrebbero potuto significare la fine della collaborazione. Messa in questi termini è difficile immaginare che il referendum, sbandierato come panacea di ogni male, possa sostituire la sana dialettica parlamentare, ma anzi vada a appesantire ancora più il clima perché si passa da un ragionamento su tanti punti e tanti articoli ad una scelta netta: SI o NO.

La logica del plebiscito è sbagliata in democrazia e non conta quanti voti si raccoglie, resta sempre un mezzuccio per denigrare chi la pensa diversamente; se si è forti delle proprie idee si ragiona e si discute, altrimenti si impone in maniera bullesca le proprie convinzioni senza curarsi degli altri e dei possibili problemi. Sembra strano, ma siamo arrivati all’assurdo che il nostro segretario-premier si preouccupa più del sentiment di Berlusconi che dei mal di pancia interni al propripo partito, salvo poi trovarsi ad andare sotto alla prima votazione segreta.

Sono sicuro che molti avrebbero obiezioni e proposte da fare, ma che se ne stanno zitti per paura di contraddire il capo e di perdere il proprio seggio alla prima occasione utile. Se così fosse allora a cosa ci serve un Parlamento? A cosa ci servono i deputati? A cosa serve essere rappresentati se tutto si riduce solo ad un grande e continuo sondaggio: “Siete con me o contro di me?!?”.

Vogliamo davvero che la nostra democrazia si riduca solo a questo? Io no.

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