Pensieri (gufeggianti) agostani

Vorrei solo far capire che l’esser gufi non è una condizione ontologicamente determinata, ma semmai una situazione in cui la tua spinta propulsiva e propositiva viene considerata solo un intralcio dal navigatore che ha sempre fretta. Poi, in maniera sospetta, tutte le gufate sembrano realizzarsi una dietro l’altra come se davvero si portasse sfiga!

Ma la sfortuna non esiste in Politica e questo sono sicuro che Renzi lo sa, perché è un bravo politico e, come scrive molto bene Walter Tocci, va solo ringraziato per gli straordinari risultati che ha fatto raggiungere al PD in un solo anno di segreteria. La fiducia e la speranza che è riuscito a restituire agli italiani, i milioni di voti che ha riportato al PD e le grandi proposte che sta cercando di concretizzare solo veramente belle cose che tutti vorremmo vedere realizzate il prima possibile, ma quello che Matteo non vuole capire è che certi percorsi si fanno insieme e non contro qualcuno.

Antonio Polito oggi sul Corriere della Sera ha dato un’interpretazione semplice, lineare e probabilmente verosimile di cosa sia veramente il Patto del Nazareno, descrivendolo come un accordo non sui contenuti ma sul reciproco sostegno di fronte alle difficoltà di questa bizzarra legislatura. I contenuti possono variare se i contraenti sono in accordo, senza doversi confrontare con altri o dover passare dalle vecchie liturgie di partito (direzioni, assemblee) che facevano trasalire sia il Renzi old style sia il Berlusconi di sempre. Ma mentre l’ex-Cavaliere non ha mai realmente dovuto confrontarsi con un partito e con avversari interni, la sinistra è molto più complicata da gestire e da guidare, cosa che all’ex-Sindaco di Firenze proprio non piace e non piacerà mai!

Oggi al centro del dibattito politico ci sono le riforme che vengono descritte come un viatico per progredire come paese e per agganciare la ripresa e la crescita economica; ci viene detto che senza una riforma del nostro impianto istituzionale non si può sperare di cambiare la burocrazia, il mercato del lavoro, il sistema pensionistico, il fisco e tutte quelle riforme che andrebbero veramente a cambiare la vita quotidiana delle persone, ma in realtà i due piani sono diversi e possono tranquillamente convivere nell’arco dei famosi mille giorni che è l’orizzonte temporale che lo stesso Renzi ha posto al suo Governo. La logica che sta passando è che il paese oggi è bloccato e per sbloccarlo si deve prima riformare lo Stato e poi entrare con maggiore agilità nei singoli aspetti che frenano il paese.

Purtroppo però la nostra Costituzione prevede un processo lento per essere riformata e quindi, se davvero fosse indispensabile modificarla per ripartire, dovremmo mettere in conto almeno altri due o tre anni di recessione o stagnazione, cosa che invece il Governo non aveva previsto (fino ad oggi). Forse sarebbe il caso di iniziare ad essere un po’ più sinceri e dirci le cose come veramente stanno, senza parlare di gufi o di rosiconi, per capire che le priorità del paese sono la lotta alla disoccupazione, lo snellimento della PA e la lotta alla corruzione e non la creazione del Senato delle Autonomie.

Ma questo, ad oggi, è molto più che sufficente per esser definito gufo; basta avere dubbi sulla riforma che si viene bollati come quelli che “vogliono mantenere il bicameralismo perfetto” anche se si sostiene l’esatto contrario, tanta è l’approssimazione che viene fatta dalla leadership del partito. Figuriamoci se in questo clima è possibile parlare dei dettagli. Eppure sia i gufi certificati (Civati, Mineo, Chiti, Tocci, io) che quelli molto soft (Cuperlo) iniziano a capire che proprio per com’è fatto il Patto con Berlusconi, forse qualche spiraglio c’è e può essere sfruttato per migliorare le riforme.

Lasciando i dettagli a futuri post la cosa che mi divora in questi giorni è che le nostre discussioni di partito non siano aperte, ma debbano sottostare ad un accordo con il nostro principale avversario politico. Se questo accordo è sui contenuti allora sarebbe dovuto passare negli organismi per essere approvato, se invece è basato solo su un rapporto personale allora è persino peggio in quanto tutto il PD è inutile di fronte al capriccio di un detenuto.

Last minute consideration: Com’è possibile fare il segretario e il presidente del Consiglio in contemporanea? Tutto bene, ma quando si parla di riforme chi dei due Renzi parla? Il segretario politico o il Premier? Sulla legge elettorale chi fa i conti sulla convenienza? Certo se il segretario vive il suo compito solo come un passaggio prima di Palazzo Chigi, allora tutto è chiaro, ma in questo caso credo proprio che un po’ di chiarezza non farebbe male. No no. Di sicuro non a noi gufi agostani!

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