Word War III

Per chi ancora non se ne fosse accorto, la terza guerra mondiale è già nel pieno del suo svolgimento. Senza dubbio non è come la prima o la seconda, che tra l’altro erano molto diverse l’una dall’altra, ma è innegabile che i conflitti che stanno dilaniando il mondo siano collegati tra loro e riconducibili alle stesse cause scatenanti. La situazione irrisolvibile del Medio Oriente, l’Africa che non trova mai pace, la questione russa e le diatribe territoriali nell’estremo oriente sono solo frammenti di una panoramica molto più ampia che è molto difficile da cogliere nel suo complesso.

La seconda guerra mondiale è scoppiata dopo un periodo di incubazione che ha avuto nella Grande Guerra la sua causa originale e ha piantato il seme di quella che è stata la Guerra Fredda e di quella che, oggi, si sta evolvendo in una enorme tensione mondiale e, in certi posti, in conflitti aperti. Praticamente ogni conflitto ha in sé i postumi di un conflitto precedente e i prodromi di quello successivo, solo che ad oggi, ad esempio, ancora non si è riusciti a trovare soluzioni per i problemi post-coloniali del Medio Oriente e dell’Africa. Nell’area dei paesi arabi nel periodo tra le due guerre il protettorato inglese ha causato più danni della grandine, creando lo Stato d’Israele e disegnando a tavolino stati che non avevano nessuna giustificazione storica di esistere, in Africa la decolonizzazione degli anni ’70 e ’80 ha portato alla nascita di stati poveri nelle mani di signori della guerra e dittatori marionette delle potenze occidentali; in entrambe queste aree le frizioni tra le fazioni, tra le tribù o tra le varie confessioni religiose, che erano state messe da parte per ottenere l’indipendenza, sono riemerse lentamente negli anni successivi e oggi arrivano a galla con violenza.

Nello stesso modo la disgregazione del blocco sovietico ha causato l’allargamento sia della Comunità Europea che della NATO e, per reazione, un visibile risentimento della Russia che ha visto in questo un eccesso di interventismo da parte delle potenze occidentali, Stati Uniti in testa. Includere nella sfera occidentale tutti i paesi ex-comunisti, dall’Ungheria all’Ucraina, vuol dire entrare a pié pari nel cortile del Cremlino, che nel frattempo lavora alla creazione dello spazio economico euroasiatico con tutti i paesi ex-sovietivi asiatici e la Cina. Ma proprio questo avvicinamento va a preouccupare gli interessi giapponesi e coreani che si sentono sempre più isolati nell’estremo oriente. Isolette contese, spazi di pesca e rotte commerciali sono al centro della contesa tra gli stati del Sud Est asiatico, così come il Kashmir è sempre al centro del conflitto sottotraccia tra India e Pakistan (due potenze nucleari!).

Insomma quello che dovremmo iniziare a considerare è che ogni pezzo di questo complicatissimo puzzle deve essere pensato come un ingranaggio non separabile dagli altri e che intervenire su un singolo conflitto, magari armando una parte, può (e solitamente succede) causare la guerra successiva, alimentando la spirale della guerra e dell’odio. Solo per fare un esempio armare i talebani contro i russi negli anni ’80 ha portato la nascita dello Stato Canaglia e quindi all’invasione statunitense dell’Afghanistan, che ha causato instabilità, morti e altro odio nella regione.

Forse è giunto il momento di ripensare il mondo e le leggi che regolano i rapporti tra stati, perché oggi non sono più questioni di principio a causare guerre, ma solo e sempre questioni economiche mascherate da dissidi religiosi, tribali o etnici. Questa è la terza guerra mondiale. Non una guerra in campo aperto, ma una guerra che entra nelle nostre tasche e nelle nostre teste tramite l’abituarsi a conflitti lontani che ci causano problemi quotidiani economici. O cambiamo il modo di pensare alla guerra o la guerra cambierà il modo in cui guardiamo il mondo. Questa è la verità.

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Un pensiero riguardo “Word War III

  1. Il discorso con gli ucraini non è solo centrato attorno alla vicinanza con la Russia. Il problema è che nell’est è stata lanciata una banale campagna di pulizia etnica contro i cittadini di lingua russa (ai quali peraltro è attualmente vietato parlare la lingua natia). Questa faccenda rischia di continuare a rappresentare un problema molto più grosso delle futili basi missilistiche piazzate in giro per l’Europa.

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