I Mille (Giorni)

Mille giorni per rivoltare il paese, tre anni per arrivare al 2018 con una nuova Italia, speriamo, molti meno problemi; questo è il programma di Renzi per il suo cammino a Palazzo Chigi, un percorso che, intanto, è passato da cento a mille giorni di durata e si è autoconsolidato come unico esecutivo possibile in questa legislatura bislacca. Chiaro è che, fino dal famoso #EnricoStaiSereno, il vero obbiettivo di Renzi sia stato conquistare la Presidenza del Consiglio e mantenerla il più a lungo possibile, per questo motivo ha da subito rimarcato la natura riformatrice del suo mandato che può in qualsiasi momento interrompersi per tornare alle urne se il Parlamento non si dimostra all’altezza delle sfide che il Premier lancia.

La natura costituente della legislatura, imposta dalla sostanziale tripartizione del Senato e dell’elettorato, è agevolata dalla disponibilità di maggioranze variabili su temi diversi che Renzi può vantare: c’è un asse governativo, un accordo con Forza Italia e una possibile terza via con SeL e il Movimento 5 Stelle. Il primo è lo scheletro che sorregge l’esecutivo e che porta avanti l’ordinaria amministrazione, il secondo è il famoso Patto del Nazareno e interessa temi specfici (riforme, giustizia, legge elettorale e chissà cosa altro!), mentre il terzo è una possibilità remota che si è materializzata solo raramente su argomenti puntuali su cui lo stesso PD si è diviso.

Renzi però sta giocando con tempi, modi e numeri per assicurarsi di riuscire ad arrivare a fine legislatura anche a costo di trattare con tutti e non precludersi nessuna strada; incontri regolari con Berlusconi, trattative estenuanti con il NCD e argomenti tolti dal tavolo per non indispettire gli alleati, sia reali che potenziali, sono diventati prassi regolare nella vita del maggiore partito della sinistra italiana. Il tutto poi è stato blindato dal 41% delle europee che viene sbandierato come prova suprema della bontà con cui Renzi sta governando e come biglietto da visita contro i famosi gufi, rosiconi e jettatori.

Nel programma dei 1000 giorni è riapparso violentemente l’articolo 18; si propone di superarlo e di andare verso il contratto unico a tutele progressive, cioè, fuor di metafora, l’abolizione di questo diritto per i neoassunti. Questo approccio è sempre stato quello della destra berlusconiana e tremontiana, quindi è normale che l’ala sinistra del PD insorga per questa proposta, ma niente riesce a fermare la locomotiva Renzi. Nemmeno, anzi soprattutto, le resistenze interne del “suo” partito.

Nello stesso programma si parla insieme di giustizia, riforme, lavoro, scuola, ricerca e diritti civili, senza mettere scandenze e senza stilare cronoprogrammi, ma solamente buttando tanta carne sul fuoco nella speranza di avere tanto fumo da sparare negli occhi degli italiani. Ma riuscirà ad ottenere qualcosa di tutto ciò oppure niente cambierà in questi 1000 giorni? Questa è la vera domanda.

Dissentire con Renzi non è facile perché se si è scettici si diventa rassegnati, se si è contrari, ma propositivi, si è bollati come gufi e rosiconi, mentre se si è contrari a prescindere si è considerati populisti e sciacalli politici. Insomma, il modo di fare politica di Renzi tende al pensiero unico e il 41% lo ha spinto ancor più in quella direzione, quindi anche chi ha buone idee preferisce star buono a guardare per non essere bollato come eretico e sparire dalla scena con disonore.

Questi saranno i mille giorni che ci aspettano davanti. Riusciremo a superarli?

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3 Comments

  1. Ciao, dato che sei un appassionato commentatore e analista della situazione polica, mi invogli a dire la mia su Renzi ed i mille giorni.
    Secondo me, la strategia di Renzi è l’unica possibile se si vuol restare nell’euro, o forse la meno peggio, perché la peggiore è l’austerità. Almeno Renzi sta cercando di sfatare certi tabù e di muoversi attivamente e con coraggio a livello europeo. Le politiche della sinistra PD e dei sindacati (politiche di espansione della domanda, che peraltro Renzi sta cercando di attuare per quanto possibile) ci condurrebbero, per essere attuabili senza contropartite, direttamente fuori dall’euro, pertanto finirebbero per non essere realizzate, dato che nessuno ha il coraggio di questa mossa. Il M5S è moribondo e non ha la forza né la lungimiranza o i programmi politici per un’uscita dall’euro. Quindi Renzi rappresenta l’unica strada praticabile.
    Quanto all’articolo 18, forse si poteva lasciar perdere, ma oggi i sindacati non hanno più la rappresentatività che consenta loro di portare avanti battaglie, perché ci sono migliaia di lavoratori senza garanzie che il sindacato nemmeno sanno cos’è ed il sindacato non si è mai preoccupato di difenderli. Oggi si viene a dire che l’articolo 18 deve essere esteso a tutti, ma è mai fregato qualcosa a qualcuno finora (di estenderlo, dico)?

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    1. Ciao! Fa molto piacere vedere i commenti, quindi figurati… Ben vengano!! Io sono un iscritto PD e consigliere comunale nel paese natale di Renzi, ma non è per questo che lo critico; quello che non mi convince è il suo metodo per cui o si fa come dice lui o si è anti-italiani e anti-progressisti. Io credo che esista sempre una seconda strada per cui il vero grande statista deve essere in grado di ascoltare tutti, prima di avanzare una proposta e non imporre una proposta in base alla quale il mondo si divida in chi è d’accordo e chi no. Ogni argomento può essere un tabù da sfatare, quindi ben venga una vera discussione sul lavoro che coinvolga anche l’art.18, ma che non parta con una soluzione già preconfezionata. Altrimenti dove sta la dialettica?

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  2. Ti ringrazio di aver accettato il mio commento, innanzi tutto tengo a precisare che, sotto il mio anonimato, non mi occupo di politica attivamente e non ho nessun ruolo in nessun partito, faccio solo delle considerazioni da cittadino e osservatore.
    Dunque, riguardo a ciò che dici, in una situazione normale ti darei ragione, ma oggi non viviamo in una situazione normale. Renzi incontra il consenso dell’elettorato perché si è presentato come “l’uomo di una riforma al mese”, ed è già passato a mille giorni, figuriamoci se si mettesse ad aprire tavole rotonde su tutti gli argomenti. E’ chiaro che la sua strategia poggia sul “patto del Nazareno” e sull’appoggio di Berlusconi, io la ritengo un’astuzia politica che gli consentirà di riuscire laddove gli altri leader del PD hanno fallito.
    Coloro che si oppongono a Renzi nel PD e nella sinistra (ma anche a destra) hanno avuto già tutto il tempo per fare delle riforme e cosa hanno fatto? Un bel niente. Quindi direi: lasciamolo lavorare mille giorni e dopo andiamo alle elezioni e valutiamo i risultati, se farà dei danni lo manderemo a casa, ma i danni che potrebbe fare sarebbero sempre minori rispetto all’inconcludenza di chi sa solo parlare, quando invece è il momento di agire.

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