Better Together?!?

Il day after è arrivato e il Regno Unito è rimasto unito, come molti speravano e si attendevano; il referendum sull’indipendenza della Scozia ha sancito la prosecuzione del cammino unitario iniziato nel 1600 e formalizzato nel 1700, ma non ha tolto dal tavolo molti dei problemi e delle cause che hanno spinto gli highlanders a chiedere la consultazione.

La Scozia, a differenza di tante altre realtà indipendentiste, non doveva farsi riconoscere come nazione, perché lo era già sia storicamente che politicamente; l’unione delle corone prima e delle nazioni poi ha solo creato uno regno federale che però ha mantenuto un forte centralismo a trazione inglese ed è proprio questo il punto che ha spinto Alex Salmond e gli indipendisti a chiedere il referendum. La Scozia inoltre è stata, al pari dell’Inghilterra, la fondatrice del Regno Unito quando il Re scozzese Giacomo I divenne anche Re d’Inghilterra succedendo a Elisabetta I, questo ha reso particolarmente importante questa consultazione per il simbolismo unionista in quanto una Scozia indipendente avrebbe potuto portare ad altre richieste di automonia o d’indipendenza da parte delle altre parti del Regno.

Ma non solo: l’intera Europa guardava con timore al risultato di Edimburgo per paura di una cascata di altre richieste da parte dei tanti movimenti autonomisti presenti nel continente che, va detto, hanno molte meno ragioni storiche degli scozzesi per chiedere la secessione. Catalogna, Paesi Baschi, Bretagna, Sardegna, Corsica e Veneto, tanto per citarne qualcuno, non possono dire di essere riconosciuti come nazione e soprattutto non possono vantare una storia nazionale come quella scozzese, però va anche sottolineato che in questo momento il principio di autodeterminazione dei popoli ha assunto un significato molto più bello e profondo di quello che aveva fino a due giorni fa.

Mi spiego meglio: noi siamo parte di un continente che ha creato un contenitore sovrastatale con l’obiettivo di unire e di mantenere pace e prosperità tra gli stati aderenti, nel frattempo però, mentre la Comunità Europea si allargava, è crollato il blocco sovietico e molti di quei paesi sono entrati nella UE. In più quando si è trattato di spacchettare la Jugoslavia non ci è posti il problema di cosa ne pensavano i popoli, si è intervenuti a braccio nell’aiutare i più deboli contro i macellai serbi; quando la Cecoslovacchia si è divisa non ricordo borse in trepidante attesa di sapere il risultato di un referendum, così come quando il Kosovo e il Montenegro hanno dichiarato la loro indipendenza non ci si è strappati i capelli ma si è fatto a gare per riconoscerli.

Chiaro che la Scozia non è la Jugoslavia degli anni ’90 e che non si può paragonare certe situazioni, ma ad esempio come mai una Crimea che vota a larghissima maggioranza il ritorno alla Russia viene bollata come Stato ribelle? Possibile che in questo panorama sempre più forzatamente unitario e uniforme il diritto di autodeterminarsi valga solo per certe nazioni, in certe condizioni e con determinate garanzie? Non è che certe situazioni geopolitiche, stabilite dopo guerre ormai lontane negli anni, siano per le grandi potenze una sorta di privilegio strategico per cui cambiarle porterebbe sicuramente ad una perdita per i loro interessi? Se penso al Medio Oriente vedo che ora si sta riabilitando Assad e i suoi amici dittatori come Saddam e Gheddafi in ottica anti-integralisti, ma sapendo perfettamente che quei fantocci sono stati utili soprattutto come guardiani del petrolio.

Cosa succederebbe se gli arabi avessero libertà di voto? Quello che è successo in Egitto con l’ascesa dei Fratelli Musulmani e la probabile nascita di teocrazie. Quindi il succo del discorso resta uguale, che si parli di Europa e Resto del Mondo il popolo resta padrone del suo destino, sempre che non vada a interferire con gli interessi di qualche potenza mondiale o di qualche colosso economico. Ecco perché oggi la Borsa festeggia. Perché in fondo per la City di Londra è sempre stato chiaro BetterTogether!

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