Grandi Statisti

Renzi apre il suo autunno caldo con il suo solito stile; senza paura getta nel mischione politico la riforma del lavoro e l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori risalente al 1970. Così facendo apre un fronte a sinistra sia all’interno del PD che all’esterno con i sindacati, specialmente con la CGIL, ma con il solito piglio decisionista e autoritario non apre alla discussione, preferendo passare per una legge delega e una forzatura della maggioranza e degli equilibri politici.

La sensazione che ho in questi giorni è che tale procedura rientri in un conto da pagare all’Europa dell’austerità e alla neonata Commissione Juncker, ma che Renzi sia bravo a mascherare questa riforma come qualcosa di necessario e che rallenta la nostra ripresa economica e occupazionale. “Senza l’articolo 18 si assumerà di più” dicono i fautori dell’abolizione, sostenendo che solo lasciando più libertà agli imprenditori si creeranno le condizioni per cui essi assumino personale senza patemi, ma in realtà, se così fosse la media degli occupati per azienda dovrebbe essere molto alta, vicina alla soglia dei 15 dipendenti sopra la quale si entra nella fascia di aziende soggette all’articolo 18. Al contrario non è così, la media è intorno ai 4-5 dipendenti quindi in realtà, mediamente, ogni azienda ha un margine di 10 dipendenti da poter assumere prima di essere danneggiata dal famoso articolo.

Ma lasciamo perdere il contenuto e parliamo del metodo Renzi. Lo so, sempre questo, ma che ci posso fare se proprio non mi va giù?!?

I grandi statisti, i grandi politici, come pensa di essere il nostro Premier, sono soggetti solitamente a imporre riforme anche contro i poteri forti, i sindacati e le corporazioni, ma solitamente lo fanno attraverso un complicato passaggio fatto di dialettica e dialogo in cui la loro grandezza si esprime nel coagulare intorno alla loro idea di riforma le più disparate aree della società e della politica. Spesso, in situazioni difficili, qualcuno arriva pure a far passare come un’idea condivisa frutto del lavoro di tutti, la loro idea. E invece Renzi come si comporta? Esattamente al contrario!

Prima di tutto lui non dialoga, lui impone. Non si cura nemmeno di dissimulare, tanto è grande il suo ego e la sua sicurezza! Non si parte dal dialogo, ma dalla bozza di riforma e in base ad essa si divide il mondo in bravi e cattivi. Chi sale sul carro è buono, chi critica è cattivo, chi approva è un saggio, chi disapprova è un gufo, chi segue Renzi è un visionario, chi rema contro è un poveretto legato solo al passato. Ma questa non è certo politica! L’utilizzo del risultato elettorale delle europee e delle primarie per la segreteria come garanzia di gradimento verso l’azione del governo è un’evidente forzatura prima di tutto perché le europee sono state vinte contro l’austerità e ora si agisce in senso contrario e poi perché prendere un risultato ottenuto con i voti di una parte di un partito per giustificare riforme che interesseranno l’intero paese è quantomeno illogico.

Ma questo è Renzi e, come molti dicono, non ci rimane che lui. Sennò? Cosa succede?

No ditemelo che sono curioso…

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