Chi ha bisogno di un partito?!?

Centomila tesserati. Questo è il Partito Democratico a Ottobre 2014. Nel 2009 eravamo più di 800.000, eravamo il partito più grande d’Europa, come lo erano stati i DS fino al loro scioglimento, poi è iniziato un lento declino di partecipazione che ha visto gli iscritti scendere fino a 500.000 nel 2012, risalire a 530.000 nel 2013 e infine crollare a 100.000 quest’anno.

Meno 700.000 iscritti in 5 anni e meno 400.000 in un singolo anno; forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda no? Ma no, certo, alla fine prendiamo il 41% e portiamo milioni di persone a votare per le primarie nazionali, quindi perché preoccuparsi? Il ruolo dei partiti non dovrebbe essere ridotto a quello di mero comitato elettorale e quindi, un partito, non dovrebbe essere composto solo da elettori, ma anche e soprattutto da iscritti e attivisti. Uno spazio politico è composto da elettori, un partito da iscritti, sempre che non si voglia eliminare anche questo passaggio.

L’eliminazione di tutti i corpi intermedi è una delle caratteristiche più evidenti della segreteria e del governo Renzi; si cerca di togliere di mezzo ogni possibile interprete del verbo del leader e perfino i ministri non sono pienamente liberi delle loro parole e azioni perché sono sempre a rischio smentita da parte del Presidente del Consiglio. Giornalisti scavalcati da Twitter, dirigenti bypassati da fedelissimi della base e deputati tagliati fuori da decreti e da voti di fiducia, questo è il modo di intendere la politica secondo Matteo.

In quest’ottica è logico che gli elettori sono da preferire agli iscritti, perché un partito serio, robusto e organizzato può essere un’arma molto tagliente per il Governo e può rivelarsi anche letale se l’esecutivo non segue le indicazioni dei vari organi politici. Renzi ha sempre visto male le famose liturgie dei partiti e si è sempre posto al di fuori di esse, come uno che non parla ai delegati, ma direttamente alla gente a casa. Cosa buona e giusta certo, ma che nel lungo andare svuota di senso l’esistenza del partito e, in mancanza di forti personalità, lascia scoperte molte caselle, soprattutto a livello locale.

Se non si inverte la tendenza, il PD non ha più senso. Se invece riuscissimo a fermare questa emorragia, allora forse potremmo tradurre l’enorme consenso elettorale di Renzi in un qualcosa di più duraturo e di più utile, sia come energia, sia come freschezza di idee.

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