La rivoluzione tradita

Molti giornali oggi titolano “Iniziano le defezioni tra i renziani puri” riferendosi all’intervista di Matteo Richetti di ieri da Lucia Annunziata; ma cosa è cambiato in questo anno e mezzo di rapida ascesa di Matteo Renzi? C’è chi ha definito la svolta del deputato emiliano un modo per togliersi qualche sassolino dalle scarpe dopo la faccenda delle primarie per la regione, ma credo che i temi sollevati meritino più attenzione e una maggiore dignità da parte di tutti.

Prima di tutto le cose dette da Richetti mostrano un certo grado di nervosismo da parte di quello zoccolo duro del renzismo che ha seguito l’intero cammino del Premier dalle prime Leopolde fino a Palazzo Chigi e che adesso si vede messo in secondo piano dai potenti apparati locali della vecchia ditta che non sono stati rottamati, ma anzi! All’inizio la mission del renzismo era riassumibile in una rivoluzione che travolgesse tutto ciò che era vecchio, dai leader ai metodi, dalle liturgie ai potentati locali, invece poi ad ogni scalino che Renzi ha salito, la violenza dell’onda della rottamazione si è sempre più attenuata fino a salvare molti personaggi secondari della corrente bersaniana e cuperliana. Lo stesso Bonaccini, candidato PD per l’Emilia-Romagna, si è convertito da bersaniano di ferro a renziano ed è stato “premiato” con la probabile poltrona di Presidente di Regione a cui proprio Richetti stava mirando.

Numerosi sono i casi di conversione: da Bonaccini alla Moretti, da Speranza ai Giovani Turchi di Orfini e Orlando. Senza scendere nelle realtà più piccole dove è ancora più semplice cambiare posizione in cerca di migliori opportunità. Ma l’altra faccia della medaglia è che sul territorio niente è veramente cambiato e sono sempre i vecchi personaggi a guidare le dinamiche regionali, provinciali e di circolo; è come se il Renzi che ha corso per fare il segretario nazionale non si sia voluto invischiare nelle faccende locali per non inimicarsi troppi capoccia territoriali e che questi non si siano lasciati scappare l’occasione di restare in sella saltando sul carro del vincitore.

Ma se a livello nazionale le minoranze sono varie e ben controllabili dai pretoriani di Renzi, una situazione molto diversa sarebbe se i potenti signori feudali si mettessero in testa di sabotare il segretario erodendo la struttura stessa del partito. Il Presidente del Consiglio ha annacquato moltissimo le sue idee iniziali, le ha stravolte e in certi casi le ha proprio cambiate, ma quel sogno iniziale in cui gente come Richetti credeva non esiste più. Ora c’è solo un uomo solo al comando che cerca di saldare anime intorno al suo progetto distribuendo favori, poltrone e speranze, ma che in questo modo rischia di farsi scoprire il gioco proprio da quello che gli erano più vicini e fedeli.

Il primo a capire che le idee erano l’ultima preoccupazione di Renzi è stato Civati. Che, non scordiamolo, è stato un co-fondatore della Leopolpa. Prima di capire quale fosse il vero scopo di Renzi, Pippo se n’è andato. Perché per qualcuno ci sono cose più importanti di una poltrona o di un contentino. Per altri, invece, no.

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