Studiare, approfondire e proporre

Non c’è tempo per approfondire e per studiare in questo mondo! Si deve fare e lo si deve fare anche velocemente, altrimenti passa il treno e si resta a piedi! Questo è il mantra del Governo Renzi e di un po’ tutta la politica di questi anni; si sopravvive solo se ci si muove, mentre fermandosi si casca. Però la politica è, per definizione, tenuta a trovare le soluzioni migliori, cosa che presuppone una certa conoscenza degli argomenti che si va trattando e non la superficialità che invece vediamo tracimare da ogni bocca aperta su qualsiasi argomento.

Ok quindi, i politici non sanno più approfondire e non sanno più sognare un orizzonte diverso da quello che viene descritto loro da enti superiori o da prerogative esistenti, ma questa mancanza di studio e di conoscenza è rintracciabile anche nei corpi intermedi e negli elettori. Se la base fosse esigente e avesse le capacità per giudicare una riforma dai contenuti più che dagli slogan, probabilmente anche chi governa sarebbe costretto a cambiare i proprio modi di operare e a curarsi maggiormente dei dettagli delle leggi che approva. Stesso ragionamento può esser fatto per i corpi intermedi (partiti, sindacati, associazioni, comitati e via discorrendo) che hanno perso colpevolmente il contatto con la realtà in divenire e mantenuto solo il compito di difendere i diritti già acquisiti.

I partiti, ad esempio, hanno perso radicamento e tesserati per due ragioni principali: la prima è che il voto è divenuto fortunatamente molto più volatile e la seconda è che le discussioni nei partiti ormai vertono più sui leader che non sui contenuti e i leader, spesso, si scelgono con le primarie, dove la tessera non conta niente. Il partito non deve essere un poltronificio che crea e distrugge leaders, ma bensì una palestra d’idee dove si mettono in comune conoscenza specifiche e dove ci si mette al servizio di una comunità e di una linea politica, sempre mantenendo come obiettivo finale il bene comune e non quello di una parte. Per questo, ad esempio, le primarie sono uno strumento fondamentale per le candidature alle cariche monocratiche, ma diventano una farsa quando si deve eleggere cariche di partito. Ci sono iscritti e simpatizzanti e ci deve essere una differenza tra essi, altrimenti è logico che sempre meno persone prenderanno le tessere, parteciperanno e condivideranno le loro opinioni, le loro idee e le loro preoccupazioni.

Anche i sindacati sono in crisi e rappresentano sempre meno il mondo del lavoro reale. Difendono, legittimamente, i diritti dei loro iscritti, estendendoli spesso per sineddoche, all’intero universo dei lavoratori, senza però considerare che anche gli imprenditori e i non iscritti devono essere tutelati e che, esattamente come i partiti, anche il sindacato dovrebbe perseguire il bene comune con idee di parte.

Se quindi la base è sempre più chiusa a riccio, non si informa, non si documenta, non ha modo per approfondire seriamente gli argomenti e se i corpi intermedi sono esautorati dal loro ruolo (sia per colpa loro che per volontà di altri), allora si apre una voragine di conoscenza nella quale rischia di essere risucchiato anche il Parlamento e, con esso, l’intera democrazia. Quando inizia a passare l’idea che in Italia ci sono circa mille persone pagatissime che, di lavoro, devono studiare, approfondire e capire come poter migliorare le cose e che queste persone sono fondamentalmente inutili perché basta il Governo, basta un Premier deciso e una ricetta semplice, ecco, allora la faccenda raggiunge un livello di guardia veramente allarmante.

Sempre per questo nascono, crescono e prosperano i movimenti populisti e qualunquisti per cui tutto è facile e tutti sono dei criminali; se il tessuto sociale fosse sano e la gente vogliosa di approfondire, allora non ci sarebbe spazio per loro, ma al contrario ci troviamo proprio nel mezzo di una specie di tempesta perfetta in cui i peggiori spiriti semplicisti e populisti di destra, sinistra, centro, alto e basso stanno venendo fuori. Perché loro trovano voti. Solo loro con le loro ricette facili pronte in 5 minuti possono raccogliere consenso da chi non ha più voglia di leggere e di studiare. Ma chi non studia non capisce e chi non capisce poi finisce a gambe all’aria. Oggi come ieri!

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