Sette anni

Era il 14 Ottobre 2007 quando si svolsero le prime Primarie per la segreteria del Partito Democratico e, per convenzione, questa data è il compleanno del PD. In quel periodo ero veramente incazzato, quasi quanto oggi, per la scelta di sciogliere il più grande partito della sinistra italiana (i DS) e di fondersi con i margheritini; tanto che infatti non votai, non partecipai e non mi iscrissi al PD. La mia strada si era interrotta bruscamente al Congresso di Firenze dove, appunto, il segretario Fassino vinse e sciolse il partito; avrei iniziato ad avvicinarmi al progetto solo dopo le batoste della Sinistra Arcobaleno del 2008 e dopo l’arrivo alla segreteria di Bersani nel 2009.

Ero contrario alla nascita del PD per due motivi principali: prima di tutto non credo, ancora oggi, che fondersi sia necessariamente una miglioria, ma anzi penso che due partiti, com’erano i DS e La Margherita, potessero rappresentare meglio le idee degli italiani e che il confronto potesse tranquillamente continuare attraverso alleanze, federazioni o gruppi tematici. Lo penso anche oggi perché vedo i danni che l’uniformità di pensiero porta alla politica; gruppi parlamentari che per mantenere il seggio o per garantirsi la rielezione si allineano senza fiatare alla dirigenza e che per questo sono pronti a cambiare posizione in cinque minuti, minoranze interne sbeffeggiate e umiliate da accordi prima con quelli fuori che con quelli dentro al partito, direzioni politiche ridotte ad un mero show teatrale per glorificare il capo e mortificare il resto.

Il secondo motivo per cui ero contrario alla nascita del PD risiede nella natura dei politici che venivano dalle due aree fondanti. I leader ex-comunisti dei DS si sono dimostrati pavidi sia prima che dopo la nascita del nuovo soggetto, mentre gli altri, ex-democristiani, ci hanno sbranato e si sono portati a casa tutto il prendibile, consenso popolare incluso. Questo smottamento verso il centro-destra pensavo si fosse arrestato con la segreteria Bersani e con la mozione Marino (che io votai pur senza essere iscritto), invece quella che speravo fosse un’inversione di rotta è stata solo una pausa prima di riprendere, con Renzi, lo scivolamento verso il liberismo economico.

In questi sette anni la cosa che è più cambiata è la testa delle persone; nel 2007 nessuno nei DS avrebbe accettato di sostenere un piano per il lavoro come quello che sta approvando il Governo Renzi, oggi invece si pensa “meglio un cambiamento, qualsiasi cambiamento, che la staticità” e questo comporta una maggiora facilità nel proporre riforme liberiste e filodestrorse. La sinistra, quella vera, ormai è percepita come immobile e restia al progresso, cioè come una forza conservatrice.

Questo era in definitiva il motivo per cui è stato fondato il PD: andare oltre alle vecchie dicotomie e fondare una nuova politica progressista, dove però il progresso segue una direzione ben precisa: in fondo a destra.

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