Certe volte siam proprio patetici

Anche Roma si allinea alle grandi città italiane nella trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero. Dopo Bologna, Milano e Firenze anche la Capitale decide di aprire il registro dei matrimoni alle coppie omosessuali regolarmente sposate nei paese dov’è permesso e residenti nel comune. Ma in mancanza di una legislazione nazionale che regoli tutto questo argomento questo atto va ulteriormente ad arricchire il catalogo di provvedimenti simbolici che, in fondo, non cambiano niente.

Ed è solo aggrappandosi a questa mancanza nella legislazione che il ministro Alfano ha dato mandato ai prefetti di bloccare le trascrizioni, ma, dico io, se tale blocco fosse legittimo, allora dovremmo fermare anche i registri delle unioni civili,no?

Cerchiamo di scindere il problema: da un lato l’aspetto burocratico, dall’altro quello politico.

Intanto direi che è abbastanza ironico che il Governo Renzi, quello della guerra senza quartiere alla burocrazia e ai mandarini di Stato, si affidi ad un cavillo per non affrontare il problema vero. Se il VicePresidente del Consiglio vuole aprire un dibattito vero ed approfondito sul tema, lo faccia sul fronte politico e non con una circolare ministeriale dal gusto squisitamente burocratico. Lui avrà la sua posizione e tutte le occasioni per poterla difendere, senza però impedire agli altri di averne una contraria!

Dal lato politico invece si ritorna, per l’ennesima volta, al via senza che niente si sia smosso: si aspetta ancora la legge che affronti i nodi fondamentali della questione: matrimonio gay, unioni civili, adozione e diritti-doveri dei coniugi. Su questi punti è evidente che le posizioni sono le più varie, sia dentro che fuori dai partiti, e che trovare una quadra sia decisamente impresa titanica.

Partiamo dalla considerazione che in Italia, pur non essendoci una legge, ci sono comunque centianaia di migliaia di coppie omosessuali ed eterosessuali conviventi senza matrimonio. Coppie che semplicemente per lo Stato non esistono. Né in bene né in male. Certo meglio in Italia che in Russia,Serbia o Polonia dove è le coppie gay sono proprio illegali, ma da un paese civile ci si aspetta una presa di posizione precisa.

Matrimonio vs Unioni Civili: anche se molti ne fanno una questione ideologica e religiosa, non si sta minimamente chiedendo a nessuna chiesa di riconoscere il matrimonio tra omosessuali! La vera differenza tra le due forme di riconoscimento sta nei diritti che questi comportano a livello di adozioni, di eredità e di procedimenti di separazione. In pratica adottando i matrimoni egualitari si estendono i diritti di un matrimonio “come lo si intende oggi” anche ai gay, mentre creando le unioni civili si può giocare su quali diritti e doveri inserire nella nuova creatura. Niente vieta di procedere a step come ha fatto la Francia con i PACS prima e i matrimonio egualitari solo dopo!

Dalle due cartine che ho postato sopra a sinistra è riportata la legislazione sulle unioni e matrimoni gay, a destra quella sulle adozioni. Le situazioni sono molto varie da paese a paese con nazioni completamente egalitarie (Francia, Spagna, Inghilterra), altre che permettono il matrimonio, ma non l’adozione (Portogallo e Irlanda), altre che non hanno leggi specifiche in nessuna delle due materie (Italia e Grecia) e quelle che invece hanno le unioni civili legate alla possibile adozione del figlio biologico del partner (Germania, Finlandia e Austria).

Noi oggi dovremmo legiferare pensando alle coppie già presenti in Italia, a quelle che si traferiscono qua e a quelle che semplicemente potrebbero richiedere tali diritti. Andare avanti con il prosciutto sugli occhi è da pazzi, così com’è stato aver fatto la legge 40 sulla fecondazione eterologa ed aver pensato di poter ignorare questo problema tutto questo tempo. I Sindaci che oggi trascrivono i matrimonio contratti all’estero forse non stanno rispettando la legge, ma non possono fare finta che proprio tale legge è discriminatoria e ingiusta nei confronti di coppie felici con bambini. Quindi ben venga la trascrizione nell’attesa di una legge che finalmente rimetta il nostro paese all’avanguardia sui temi dei diritti civili e dell’uguaglianza.

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