Differenze antropologiche

In questo sabato di metà autunno il PD si trova spaccato tra due manifestazioni non direttamente riconducibili ad esso; a Roma una fetta di dirigenti e di militanti sfila accanto alla CGIL contro il Jobs Act, a Firenze invece la maggioranza del partito si riunisce nella consueta cornice della Stazione Leopolda per la convention della Fondazione Open, cioè il “think thank” del segretario Renzi.

Io ho passato la mattina a compilare tessere nella mia sezione e a pensare che questo solco si sta aprendo sempre più e che costruire un ponte tra le due rive inizia a sembrare sempre più un’opera titanica e vicina al concetto di impossibilità. Per questo ho anche pensato che la tessera 2014 potrebbe essere anche l’ultima che farò in questo partito.

Perché stare in un partito che ha chiaramente preso una direzione quando non si condivide più nemmeno l’orizzonte di fondo della sua azione? Non voglio essere polemico, ma realista. Quando si parla di Partito della Nazione o di Destra e Sinistra come concetti superati e da archiviare, non si sta dicendo le stesse cose delle primarie o della fase congressuale! Nè tantomeno quelle della campagna elettorale per le europee, dove il PD aveva preso le sembianze di un partito socialista, moderno ed europeo.

Capisco esattamente la tattica: ogni elezione ha il suo target da raggiungere, ma la nonchalance con cui si salta da un appoggio all’altro lascia veramente stupefatti chi segue da vicino la politica. Riuscire sempre a trovare le parole giuste e le proposte per gonfiare il consenso non è facile e non riesce a tutti, va detto, ma se c’è una cosa che sono sicuro sia di sinistra questa è la coerenza. Quella cocciuta coerenza che porta alle sconfitte, ai lunghi anni di opposizione ed alle battaglie nelle piazze e sui territori. Quella coerenza che, giocoforza, manca tra le parole e gli atti di chi è costretto a promettere un po’ di tutto per guadagnare tempo e gradimento.

Ma attenzione! Non voglio dire che la maggioranza della dirigenza PD a trazione renziana sia incoerente, anzi, sto dicendo che nella logica di Renzi e dei suoi fedelissimi l’attenzione all’idea è secondaria rispetto al raggiungimento ed al consolidamento del consenso! In questo senso è lampante che si è davvero cambiato verso e che rispetto a questo obiettivo il renzismo è coerentissimo! Il vero problema sta nel corpo del partito, il vero protagonista, che è composto da militanti storici senza incarichi e da politici professionisti che rimbalzano da un ruolo ad un altro nel tentativo di non dover mai trovar lavoro. I primi non hanno reazioni razionali e si muovono a seconda di come si alzano di mattina: possono strappare la tessera oppure diventare i primi fedeli del nuovo segretario, ma non terranno mai una posizione intermedia. Tra i secondi invece dilaga l’arte del restare sospesi, infatti esporsi troppo, in qualunque verso, può risultare sempre deleterio nell’ottica carrierista. L’importante è fiutare l’aria e collocarsi sempre in una posizione a favore del vincitore, senza mai chiudersi altre porte. Perché chissà mai in politica…

Questo è un po’ lo zoo che popola il PD ad oggi. E si nota subito che ci sono enormi differenze antropologiche tra i vari animali tipici, ma finché non arriverà qualcuno con il coraggio di indicarle, resterà tutto così com’è… Dannatamente strano e terribilmente difficile!

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