Se il manganello non passa mai di moda

Ieri a Roma abbiamo assistito all’ennesima scena di manifestanti manganellati dalla Polizia; sembra proprio che questo classico non voglia cedere il passo a roba più moderna! Se l’iPhone ha sostituito il gettone, il rullino è stato rimpiazzato dalla fotografia digitale e il giradischi dai lettori mp3, niente ha tolto di mezzo il vizio di caricare la folla e di mazzare i manifestanti.

Ma gli operai delle acciaierie di Terni sono solo il simbolo di questa nuova Italia a trazione renziana, in cui i corpi intermedi devono essere delegittimati, svuotati e infine, magari, anche eliminati. La critica, anche legittima, verso i sindacati non dovrebbe ricadere su tutti i lavoratori e non si dovrebbe mai estendere alla base lavoratrice criticità e problemi del leader sindacale; invece, al contrario, questo è esattamente lo schema che Renzi ed i suoi pretoriani applicano ogni qual volta vogliono scavalcare un legittimo interlocutore.

Perché le manganellate non piovono dal cielo e la gente in piazza a prenderle non ci va per piacere personale, ma bensì perché sta perdendo il posto di lavoro e, con esso, molti sogni e desideri di una vita. Quando si dice che il Governo non tratta la finanziaria con i sindacati, che i sindacalisti se vogliono partecipare alla scrittura delle leggi si dovrebbero far eleggere o che il problema principale è attirare investimenti e non farli scappare con un mercato del lavoro troppo rigido si sta seminando un campo di problemi e non capire che la rabbia sociale prima o poi arriva al limite è da irresponsabili.

Se ieri gli operai AST erano in piazza a Roma è perché questo Governo non solo non li sta tutelando, ma li prende pure per il culo: alla Leopolpa infatti Renzi si era impegnato a prendersi carico personalmente della faccenda promettendo una trattativa con il gruppo Thyssen Krupp e con il Governo di Berlino, mentre ad oggi pare che sia il Ministro Guidi a guidare la cosa in una direzione opposta a quella auspicata dal Premier! Fonti aziendali parlano di 100 milioni pronti ad essere investiti da una proprietà che non paga stipendi e fornitori da mesi. Può essere credibile questo? In contemporanea, mentre in Germania l’azienda madre sta trattando con Governo e Sindacati (!!!) il blocco dei licenziamenti fino al 2020, il Ministro annuncia che la scelta societaria su Terni è senza ripensamenti un nuovo posizionamento sul “freddo” invece che sul “caldo”. Cioè esattamente la posizione da cui è nata l’intera crisi del siderurgico in Umbria.

Divide et impera. Questo è il motto del renzismo. Più i singoli si percepiscono come tali, più i corpi intermedi verranno svuotati e più si rafforzerà il legame diretto con chi governa. Ogni lavoratore deve sentirsi in competizione con gli altri per un lavoro e non deve mai pensare che qualcosa gli sia dovuto, solo con questo spirito chi ha il capitale verrà ad investire in Italia. Perché rischiare piace sempre il giusto. A parte che non ci sia una famiglia da mantenere o un mutuo da pagare, perché in quel caso ci si pigliano anche le manganellate. Che tanto non passano mai di moda.

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