Chi non vota non decide, ma a chi decide importa così tanto?

Chi non vota non decide. Questo è lapalissiano in democrazia, ma quando chi non vota supera chi vota, forse arriva il momento di farsi qualche domanda! Premettendo che l’affluenza imbarazzantemente bassa in Emilia-Romagna e in Calabria potrebbe avere molte ragioni fisiologiche per essere capita, aggiungo però che né la solitudine del voto, né l’assenza di vera competizione può essere un vero schermo protettivo dal 60% di astensionismo.

Ma andiamo con ordine. Il non-voto comporta due problemi di ordine diverso: c’è  una difficoltà sistemica che riguarda il tutto ed un grattacapo di parte che investe i singolii partiti.

Sul piano globale elezioni con affluenze così basse rappresentano il fallimento della politica e nessuno può, messi da parte gli interessi di bottega, festeggiare per questo dato! Ma non si può neanche fare spallucce sulla evidente disaffezione della base verso le urne, perché se è vero che “scegliere di non scegliere è sempre una scelta”, questa sta diventando un’opzione troppo comoda per chi comanda e troppo facile per chi non vuol partecipare!

Ed ecco che il discorso scivola sugli interessi di parte. Quando l’affluenza cala (o crolla) c’è sempre chi ci guadagna e chi ci perde in termini relativi; chi riesce a contenere lo smottamento della “sua base” e a non “far fuggire i buoi” ha buon gioco a passare come un eroe vittorioso. In Emilia ad esempio Bonaccini ha vinto con il 49% perdendo 600.000 voti rispetto a Errani nel 2010, la Lega è passata dal 14% al 19% perdendo 50.000 voti. E loro sono i vincitori delle elezioni!

Il problema quindi non è trovare i vincitori in queste elezioni, ma semmai rimettere al centro dei programmi elettorali dei partiti la partecipazione e il radicamento territoriale. Perché come hanno dimostrato il Movimento 5 Stelle negli ultimi anni e la Lega quest’anno la mobilità elettorale e la fluidità delle basi porta a risultati sorprendenti e può bastare un niente per far si che le persone non si sentano più legate, appassionate, fiduciose e speranzose verso questo o quel partito o candidato e che di conseguenza non votino o cambino la loro preferenza.

Ci stiamo legando troppo alle persone e troppo poco alle idee e alla partecipazione, di questo passo diventeremo un paese di seguaci che pendolano da un leader ad un altro senza mai aver modo di interagire o di partecipare se non nella cabina elettorale. E se i leader di quel momento non ci piaccono ce ne staremo a casa nell’attesa del santone successivo. Se questo è quello che vogliamo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...