A volte riformano

Ebbene si! Dopo la pausa dedicata allo scontro con il sindacato sul Jobs Act e sulla Legge di stabilità, il buon Matteo torna alla carica sulle sue riforme istituzionali! Non che credessimo se ne fosse dimenticato eh, ma forse la fuga in avanti di un Napolitano sempre più stanco le ha rimesse in pole position.

Il giochino surreale della trattativa tra Renzi e Berlusconi sul cosa viene prima nel patto che loro hanno stretto mi sembra veramente oltre il limite di ogni film fantascientifico; il vecchio Silvio vuol avere un diritto (di veto o di prelazione chissà…) sul prossimo inquilino del Colle, mentre il “Giovane Favoloso” ha già messo in chiaro che lui è il croupier e che per giocare si deve chiedere il permesso a lui e a lui soltanto. Il vecchio modus operandi fatto di tatticismi esasperati non si rottama mai!

D’altra parte i due leader hanno grane importanti dentro e fuori i loro regni; dentro Forza Italia l’ex-Cavaliere si deve guardare da Fitto che è sempre più insofferente, mentre nel PD la fronda sinistra si allarga sempre più, anche se poi in pochi fanno seguire atti concreti alle parole. Guardando alle aree politiche invece salgono sempre più le chiances di Salvini come leader della destra post-berlusconiana a scapito di Alfano e dei suoi che, sono si de facto padroni dell’esecutivo, ma che rischiano in questo modo di perdere quei tre voti in croce che hanno! Dall’altra parte se nella “sinistra” poco si muove realmente, grande fermento si vede nella galassia cinque stelle: le ultime due espulsioni e la nascita del direttorio a cinque sono qualcosa che segnano una discontinuità nella tradizione pentastellata e che, magari, possono anche portare ad una maturazione delle loro pattuglie parlamentari.

Ma tornando a bomba sulle riforme e sul Quirinale mi chiedo come tutte queste manovre influenzeranno l’avanzata del rinnovamento e sulla scelta del Capo dello Stato; il fatto che, ad esempio, Renzi abbia chiamato personalmente Artini (uno degli ultimi espulsi M5S e fiorentino) non significa niente se non che voglia mettere pressione a Berlusconi per costringerlo ad accettare un accordo al ribasso. E, stiamo attenti, le riforme vanno fatte certamente con tutti (o con chi “ci sta”), ma in una condizione di libertà e non di costrizione dovuta a ricatti più o meno palesati.

Renzi non fa altro che ripetere che non ci sono alternative e che se perdessimo questo momento, saremmo persi per sempre; in realtà lui sa di non avere alternative, che questo è l’unico momento in cui potrà realmente dettare legge senza grossi intoppi e che pochi hanno un reale interesse a tornare rapidamente alle urne visti gli ultimi risultati.

Quanto potrà durare questo momento? Quanto potrà tirare la corda Renzi? Quanto lo tollereremo prima di stancarci di lui, dei suoi tweet e delle sue promesse? Renzi vuole le riforme prima di superare il punto di non ritorno per poi presentarsi con un sistema istituzionale cucito su misura alle elezioni, ma gli altri, che praticamente non vogliono niente di tutto ciò, non glielo dicono.

Solo le dimissioni ventilate di Napolitano hanno riacceso i fari sulle riforme. Perché appunto a volte riformano!

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