Tragedia Greca

Sarà per il mio periodo di Erasmus a Creta o per il tipico stereotipo“One race, one face”, ma mi sento molto vicino e solidale ai greci in questo periodo. Anzi non solo ai greci, ma a tutti i mediterranei: spagnoli, portoghesi e perfino francesi! Ma la Grecia adesso è al centro dell’attenzione perché potrebbe, prima di tutti, ridefinire completamente il nostro concetto di Unione Europea. Ridefinire o distruggere; un confine veramente sottilissimo.

Non voglio fare la pappardella sull’importanza storica, simbolica e culturale della Grecia per il nostro continente, ma solamente ragionare sull’ironia che sia proprio la culla della democrazia ad avere la possibilità di rendere dignità alle istituzioni elettive comunitarie. L’Unione Europea è stata sempre un progetto economico e solo di rimbalzo è diventato politico, rendendo così molto fragili le politiche comuni e creando de facto disparità e gerarchie tra paesi e, di conseguenza, popoli.

L’intera comunità è guidata da una Commissione che viene nominata dal suo Presidente dopo lunghe consultazioni tra i Governi nazionali, il Presidente, eletto sulla base delle elezioni del Parlamento, distribuisce le nomine in base alla nazionalità e al peso politico dei paesi e non in base ad un chiaro mandato politico. Come se non bastasse ogni commissario risponde al Consiglio dell’Unione, cioè l’assemblea di tutti i Ministri competenti per quella materia, dove i voti sono pesati e dove si deve trovare una maggioranza qualificata per procedere.

E non finisce qua! No perché con l’euro come valuta di 19 stati su 28 ci si aspetterebbe almeno un sistema di politica economica e monetaria di tipo federale, cosa che invece è totalmente assente! La Banca Centrale Europea, infatti, ha come unico target il mantenimento di una bassa inflazione nell’area euro anche di fronte a situazioni di stagnazione o deflazione. Però, nel “non detto”, la BCE tende anche a difendere gli stati forti contro quelli deboli, cercando con ogni mezzo di evitare il default di un paese dell’area euro.

Per questo in Grecia è intervenuta la Troika: il fallimento di Atene avrebbe potuto segnare la morte del progetto della moneta unica e, soprattutto, quello di un mercato agevolato per la Germania e per le sue esportazioni. Ecco dunque che, dietro lo sbandierato europeismo, si vedono gli interessi nazionali! Le già deboli istituzioni europee sono state messe da parte per far spazio ai tecnocrati che, al netto della politica, dovevano solo rendere solvibile il debito greco (così come quelli italiano, spagnolo, irlandese…). Ma in tutto questo dov’è la democrazia? Dov’è il progetto di Unione?

Le elezioni politiche in Grecia stanno mettendo il panico a tutti perché per la prima volta qualcuno dice apertamente che quel debito potrebbe non esser pagato e che i greci hanno già dato e sofferto abbastanza. Ora quindi dobbiamo davvero scoprirci europei e capire le loro ragioni. Perché se siamo, e sono convinto di esserlo, europei, siamo tutti fratelli, nei momenti buoni come nei momenti difficili, nelle difficoltà come nella prosperità. Altrimenti meglio tornare ad essere buoni vicini di casa.

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