Charlie & Ahmed

Non avrei voluto scrivere più nulla sui fatti di Parigi, ma questo pezzo mi cresceva dentro e non sono riuscito a frenarlo, così ora si sta scrivendo praticamente da solo. Vorrei solo sottolineare la drammatica beffardaggine del terrorista che fredda sul marciapiede un poliziotto nel nome di Allah senza sapere che pure lui è un musulmano.

Sicuramente Ahmed Merabet non avrebbe mai pensato di morire in quel modo, ma la sua morte, forse più di altre, può diventare simbolicamente devastante nella lotta al terrorismo; da musulmano probabilmente non avrà gradito le famose vignette satiriche di Charlie Hebdo su Maometto e sulla sua fede, ma come poliziotto e come cittadino francese ha difeso con la sua stessa vita il diritto dei giornali di fare satira (anche discutibile). Chi tra i tanti “Charlie” di questi giorni avrebbe fatto lo stesso per le vignette sulla Chiesa o sull’ebraismo?!?

Lo so, Ahmed era in quel posto in quel momento per caso, ma proprio in questa casualità sta la potenza simbolica della sua morte. Il terrorismo non è un’ideologia, ma un metodo di combattere e punta a destabilizzare la nostra società per trascinarci sul suo livello; nella loro furia cieca i due assassini hanno finito per ammazzare un “figlio di Allah” probabilmente molto più integro di loro sul piano religioso. Mostrandoci chiaramente chi sono i veri musulmani.

Ora però non dobbiamo farci prendere dalla rabbia e dalla sete di vendetta; dopo l’11 Settembre gli USA reagirono esattamente come voleva Bin Laden iniziando una lunga guerra al terrore che dura tutt’oggi, ma, mentre né l’invasione dell’Afghanistan né quella dell’Iraq sono state risolutive, la progressiva sospensione democratica di questi quindici anni, ci ha portati molto più vicini e più simili ai terroristi che vogliamo combattere.

Guantanamo, Abu Ghraib, il controllo della NSA e dei servizi segreti e tutte le leggi, regole e pratiche antidemocratiche introdotte dal 2001 ad oggi hanno solo fatto il gioco dei terroristi, solo sapendo questo potremmo reagire diversamente questa volta. E solo tenendo sempre con noi l’immagine di Ahmed il poliziotto musulmano freddato sul marciapiede avremo sempre chiaro che l’Islam non è il terrorismo e che confonderli insieme è quello che questi bastardi assassini vogliono.

La nostra è una guerra di civilità e di democrazia, non di religione o di cultura. Stiamo bene attenti a farla diventare tale perché solo in quel modo perderemo tutti.

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