Primariamente Sdegnato

Giorno dopo giorno mi sento sempre più un corpo estraneo dentro il Partito Democratico, senza riuscire praticamente mai a trovare una qualche speranza a cui potermi appigliare. L’avvicinarsi delle elezioni regionali mi sta letteralmente disgustando a causa dello spettacolo pietoso di politici locali che cercano istericamente una sistemazione per i prossimi cinque anni e della ressa tra i vari candidati presidente.

I fatti delle primarie in Liguria sono un esempio chiaro di cosa mi provoca rabbia e schifo; i due candidati, infatti, si sono scontrati non solo su una base programmatica diversa a livello locale, ma su linee politiche opposte per quanto riguarda il panorama nazionale! A me non disturba il fatto che elettori di centrodestra abbiano votato per uno dei due candidati (in fondo questo dovrebbe essere la logica per cui si fanno le primarie), ma il fatto che si facciano le primarie per stabilire dove politicamente andare! Questa logica plebiscitaria, che rende ogni discussione interna ai partiti un mero esercizio retorico e, logicamente, tende a stancare gli iscritti e a demoralizzare le minoranze interne, non è altro che la naturale conseguenza della renzizzazione della politica e del leaderismo che ne scaturisce.

L’altra opzione, forse persino più nauseante, è quella di evitare le primarie “trovando” la famosa candidatura unitaria che tutti i problemi dissolve. Ma se poi per certe cariche si sente fare il nome di Gennaro Migliore, appena arrivato, come si può essere credibili? È chiaro che, in questo disegno, la figura unitaria deve prima di tutto essere emanazione diretta del capo e dimostrarsi fedele a lui prima che al partito o ai capetti locali, aiutandolo cosi a creare un regno fatto di amministratori fedeli come i vassalli medievali.

Ecco dunque che chi cerca la candidatura deve prima prostrarsi e allinearsi, al netto del curriculum e dell’esperienza. Perfino ai Presidente uscenti (come il mio Rossi in Toscana) è richiesta la conversione alla nuova religione come condizione per essere rieletti, ma un partito non è una fede e una regione non deve giocoforza seguire le stesse logiche nazionali, come invece pare indicare il risultato ligure e la voglia matta di molti di proporre lo schema di “piccole larghe intese” anche in molte regioni.

Se le posizioni di minoranza diventano “solo” battaglie di nicchia, allora tutto diventa omogeneo e niente ha più colore; non esistono più destra e sinistra, bianco e nero, notte e giorno. No, tutto si fa centro, grigio, crepuscolo e, in questa palude (così la chiamavano dopo la Rivoluzione Francese) tutto è impantanato e fermo. Altro che cambia verso o vento del futuro, qua tutto puzza tanto di vecchio e di democristiano!

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2 Comments

    1. Sinceramente non ti saprei dire se sono ancora nel PD o meno; la sensazione (molto strana) che ho è quella che sia il PD ad avermi lasciato e mi sento come il ragazzo tradito che non sa dove andare a battere il capo! Al momento mi sento uno spirito libero e non voglio gettarmi in altri partiti, domani chissà!! 🙂

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