Liberi si, ma…

Liberi di pensare e di esprimersi, ma fino a dove? Quale confine segna ciò che entra nelle nostre inviolabili libertà e ciò che al contrario diventa offesa e quindi deprecabile e condannabile? Questa è il grande quesito che i fatti di Parigi ci lasciano e che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pressante. Solo ieri il Papa ha ammonito che un confine esiste e che chi lo supera passa dalla libertà all’offesa, dal rispetto all’irriverenza e quando qualcuno si sente offeso può anche non reagire razionalmente; nel suo colorito esempio Francesco ha detto che semmai qualcuno gli offendesse la mamma rischierebbe un pugno. Non male per un Pontefice!

Purtroppo però stabilire un limite dove far terminare la libertà di pensiero e di espressione porta inevitabilmente alla limitazione della libertà stessa e la libertà limitata semplicemente non è più libertà! Privarsi della libertà di parola o di pensiero rende la comunità intera più povera in quanto più omologata; c’è grande differenza tra una comunità viva che discute e si confronta ed una in cui tutti sono allineati su una singola posizione e solo preservando le nostre diversità possiamo mostrare la via a chi fa del pensiero unico una bandiera di progresso.

Mettendo un attimo in disparte le religioni, penso agli esempi di politica dove purtroppo sempre più frequenti sono i movimenti che richiamano le ideologie fasciste, naziste e razziste e mi chiedo come dovremmo affrontare tale situazione; dovremmo forse diventare noi fascisti per evitare il fascismo? Certo, c’è una grande e sostanziale diversità tra libertà individuale di pensiero e l’applicazione politica pratica di quel pensiero e se nel primo caso è illogico limitarla, nel secondo si deve per forza stabilire regole e confini dentro ai quali fare politica.

Praticamente voglio dire che io non potrò mai essere d’accordo e condividere un pensiero di un fascista o di un razzista, ma devo lottare con le mie argomentazioni e con le armi della dialettica per avere la meglio su quelle idee. Nel momento in cui dichiaro illegale pensare una certa cosa tutti abbiamo perso. Questa è l’unica verità.

Ritorno per concludere sulla religioni e sul rispetto della fede: personalmente il mio ateismo va di pari passo con il rispetto per chi crede in qualcosa o in qualcuno, ma non posso pensare che l’intero argomento religioso venga posto in un cassetto al sicuro dalla satira, dalla critica o dalla discussione. La fede è un fatto personale e come tale va rispettato nella dimensione degli individui, ma quando diventa religione si fa elemento di società e di comunità, per cui deve diventare, proprio come la politica, lo sport o la musica, oggetto di discussione tra la gente.

Forse son troppo socratico, ma senza dialettica cosa viviamo a fare? Dove sta il progresso umano?

Quindi mio caro Francesco, capisco le tue parole vista la tua posizione, ma non le condivido e credo veramente che stavolta tu abbia pisciato fuori dal vaso!

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