Jackpot

Chapeau! Niente da dire sull’elezione di Sergio Mattarella come dodicesimo Presidente della Repubblica. Con un margine ben superiore alla maggioranza semplice e molto vicino a quella dei due terzi dei grandi elettori la salita al Colle dell’ex ministro e giudice costituzionale segna, forse, una svolta epocale in questo travagliato inizio secolo italiano.

E ci sono almeno due motivi per dire questo:

  • Lo sfascio delle Destre. Semmai ci fosse stato bisogno di una spettacolarizzazione della morte politica della destra italiana, questo è stato soddisfatto grazie a questa delicata elezione. Due anni fa l’impossibilità di trovare un successore a Napolitano causò la valanga politica che ha portato ai Governi di larghe intese, mentre oggi in quello che resta un passaggio squisitamente parlamentare le Camere hanno dato prova di saper ancora trovare il compromesso al rialzo quando si parla di eleggere la più alta carica dello Stato ed il garante della Costituzione. Il nome di Mattarella (ultimo dei Morotei) è stato fatto in maniera esplicita da Renzi ed è diventato logicamente il centro di gravità per questa elezione: ha iniziato ad attirare molte altre forze politiche che alla fine lo hanno votato in maniera convinta (SEL), hanno dichiarato la loro non contrarietà (M5S) oppure hanno visto nascere al proprio interno i franchi sostenitori. È così che abbiamo visto esplodere la destra! Berlusconi si è opposto fin da subito al suo vecchio nemico, Fitto ha guidato una truppa di dissidenti, Alfano ha tentennato e non si è ben capito cosa abbia fatto, mentre la Lega e altre briciole di destra (Fratelli d’Italia) hanno continuato a votare Feltri fino alla fine. Renzi è riuscito a crearsi una terza maggioranza solo per eleggere il Presidente della Repubblica e, così facendo, ha sottolineato la sostanziale subalternità della destra berlusconiana e alfaniana di fronte al suo, ricompattato, PD.
  • L’inutilità del M5S. Mi spiace veramente dirlo, anche se non ho mai avuto simpatie estreme per il Movimento, ma la pattuglia parlamentare a cinque stelle continua a perdere occasioni oltre che deputati e senatori. La natura eterogenea dei gruppi parlamentari rende molto difficile la convivenza in Parlamento di sottogruppi interni, soprattutto vista la completa assenza di un gruppo dirigente e di processi decisionali chiari e lineari. Certo anche negli altri partiti esistono divergenze e scontri anche molto duri, ma i meccanismi molto più rodati e l’esperienza di molti rendono meno evidenti certi problemi. Il M5S aveva la possibilità di incidere in questa elezione giocando di sponda con il PD e SEL su un nome da condividere, invece ha preferito restare sulle solite posizione da bar e sostenere il candidato della rete (Imposimato) e condannarsi all’irrilevanza politica. La chiara mancanza di strategia a lungo termine rende il M5S una forza destinata solo alla denuncia e alla critica, punto che chi se ne va non manca mai di sottolineare in maniera molto accesa. E proprio questo potrebbe portarli alla rovina nel medio-lungo periodo.

A questi due aspetti va aggiunto che il centrosinistra storico si è compattato intorno ad un Presidente di origine democristiana, ma con solidissimi e innegabili valori costituzionali, iniziando, spero, una nuova stagione di reciproco rispetto e di riavvicinamento. Ma l’unica vera conclusione che si trae oggi è la straripante vittoria di Renzi, che ormai si trova ad essere il dominus della Politica italiana a 360°.

Sua è stata la regia di questo capolavoro tattico e strategico, sua è stata la proposta e sua è stata l’idea e non possiamo che dare atto che qualunque cosa potrà succedere sarà solo una conseguenza delle sue scelte. Da Lunedì al Colle siederà un nuovo Presidente “de facto”nominato dal Governo e noto per la sua pacatezza e riservatezza, doti che sono molto apprezzate a Palazzo Chigi; con questo cambio al Quirinale Renzi chiude il cerchio riempiendo ogni casella istituzionale con nomi poco ingombranti, vedendo la riforma elettorale in dirittura d’arrivo alla Camera e quella istituzionale in rampa di lancio. Da oggi il palcoscenico politico è tutto per il suo smisurato ego, d’altra parte se l’è guadagnato e quindi è giusto se lo goda!

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