Anno Domini

E cosi è già passato un anno dal leggendario hastag #EnricoStaiSereno che sancì la fine del Governo Letta e l’entrata a Palazzo Chigi del mio illustre concittadino Matteo Renzi da Rignano (o Pontassieve). Si immaginava chiaramente che le primarie per la segreteria fossero solo un escamotage per arrivare al Governo, ma la brutalità e la nonchalance dell’operazione sollevò molti dubbi sul cambio di esecutivo. Oggi, dopo 365 giorni, provo a fare un bilancio di quello che potrebbe passare alla storia come l’anno zero della Terza Repubblica.

Prima di tutto mi pare lapalissiano esser entrati “de facto” in una nuova era, quasi presidenziale, con un leader decisionista e protagonista che si contorna solo di fedeli servitori e di figure poco appariscenti e poco ingombranti. Il piglio leaderista di Renzi ha spazzato via la natura variegata del PD dopo le europee lasciando campo solo alla contrapposizione, dentro e fuori al PD, tra renziani e antirenziani. Inoltre la natura intrinsecamente precaria di questa legislatura sta permettendo agli sherpa del Premier-Segretario di attrarre (voglio esser buono) parlamentari da altre forze politiche, di creare maggioranze alternative e polmoni di voti di riserva.

È stato anche l’anno dei tweet isitutuzionali usati come piede di porco per forza i meccanismi incancreniti della politica romana: prima parte lo slogan con tutta la buona volontà del mondo, poi quando arrivano le lungaggini e i ritardi si può dare la colpa al Parlamento e ai gufi rosiconi che non sopportano la velocità del premier! Il problema è che proprio in questo primo anno il Governo Renzi ha usato 32 volte la fiducia, record assoluto nella storia repubblicana, dimostrando che in realtà il suo lamentarsi è solo un modo comunicativo per metter pressione sui deputati e sui senatori.

Poi come dimenticarsi del Patto del Nazareno! Il leitmotiv di questo anno è stato senza dubbio il nebbioso rapporto con Berlusconi e con i suoi; stando alle dichiarazioni ufficiali il patto riguardava solo la convergenza di Forza Italia su legge elettorale e riforme costituzionali (ti pare poco?!?), ma la rottura dell’asse dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale fa pensare che in realtà ci fosse qualcos’altro sul tavolo. O che almeno Silvio ci credesse. In ogni caso Renzi è riuscito a ribaltare sugli altri quello che sembrava essere un suo punto debole: prima ha giustamente deciso che le riforme andassero fatte con tutti (anche se poi le ha fatte da solo con Berlusconi, ma son dettagli…), poi una volta rotto il Patto ha detto che sarebbe andato avanti da solo contro tutti, ma fuori è passato che erano gli altri ad aver cambiato idea (prima non si dovevano fare riforme con Silvio e poi invece si doveva dialogare con tutti) solo per rimanere coerenti nel loro gufismo antirenziano.

Ad oggi quindi ci troviamo con un Governo con ministri di cui stentiamo a ricordarci i nomi, un Parlamento ridotto a passacarte dell’esecutivo ed un nuovo Presidente della Repubblica non proprio incline al protagonismo. Il tutto condito dalla continua ascesa del Dominus Renzi, che non riesce a frenarsi e continua a riempire paginate e paginate con il suo faccione e con le sue ridicole banalizzazioni della realtà italiana, cosa che deve piacere molto agli italiani visto che continua a mantenersi altissimo nei sondaggi!

Ma noi siamo così… In fondo ci piacciono le cose semplici e le persone ottimiste, ci siamo rotti di doverci sbattere per discutere di tutto e non risolvere mai niente! Abbiamo preso come unità di misura temporale il ventennio, quindi mettiamoci comodi e vediamo cosa combinerà il nostro Dominus nei restanti 19 anni che gli restano!!

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