Lotto (Marzo) Tutto l’Anno

Sfrutto l’occasione, anche se non amo molto le ricorrenze annuali, per scrivere un post sulle donne e sulla “Questione maschile”. Oggi è l’Otto Marzo e per un giorno tutti diventano più sensibili ai problemi del gentil sesso, ma poi per 364 giorni molti tornano al loro lassismo di base senza muovere un dito che sia uno per cambiare qualcosa di concreto e reale.

Partirò da un dato di fatto: L’Italia è al 69° posto (su 142 paesi) in termini di indice di uguaglianza, dietro a paesi quantomeno discutibili come il Ruanda (7°), Burundi (17°) e Bangladesh (68°). Come si può intuire facilmente questo vuol dire che c’è tantissimo lavoro da fare e che la strada verso una vera uguaglianza di genere è lunga e difficile; tanto per rendere meglio l’idea il nostro paese è intorno alla novantesima posizione per differenze salariali, occupazionali e di opportunità nonostante resti in cima alla classifica per la partecipazione femminile nell’istruzione superiore e universitaria. Questo, tradotto, vuol dire che noi abbiamo un sistema fortemente paritario quando si parla di scuola e di università, ma che poi sfocia in un mondo del lavoro completamente sbilanciato a favore degli uomini che hanno più possibilità, trovano più facilmente lavoro e guadagnano di più a parità di impiego.

Spostandosi in altri settori la schizzofrenia italiana resta evidente; infatti siamo stati costretti a introdurre le quote rosa per cercare di bilanciare lo strapotere maschile nelle istituzioni, nell’alta burocrazia e nei grandi CdA industriali, ma allo stesso tempo mostriamo standard altissimi di parità uomo/donna in termini di salute e di aspettativa di vita. Negli ultimi anni questi correttivi hanno portato leggeri miglioramenti, senza portarci su di decine di posizioni; siamo passati da un overall ratio di 0.646 nel 2006 (77 su 115) a 0.697 (69 su 142), ma niente in confronto ai capolista islandesi (0.859 – 1°). Cosa ci impedisce dunque di progredire in alto in questa classifica e cosa ci frena nel rimuovere gli ostacoli verso una piena uguaglianza di genere?

La mia risposta è semplice, forse un po’ banale, ma credo molto verosimile: la nostra cultura bigotta e iperconservatrice.

Pensiamoci bene: noi siamo un paese cattolico come la Spagna (29a), l’Irlanda (8a) e la Francia (16a), però ci portiamo dietro (e dentro) il bagaglio del Papa e del Vaticano e questo ha influito in maniera decisiva sia dal punto di vista dell’educazione che dell’emancipazione femminile. Abbiamo fatto enormi passi in avanti dopo la guerra con il suffragio universale e con la continua crescita della rappresentanza femminile in politica, ma, senza offesa, reputiamo ancora oggi un simbolo dare una carica istituzionale ad una donna. Abbiamo dovuto difendere il diritto all’aborto e al divorzio, non è passato poi tanto tempo da quando è stato soppresso il delitto d’onore e ancora oggi assistiamo in continuo a stupri e a violenze domestiche che, per assurdo, vengono perfino giustificate da chi le subisce.

Diciamoci le cose in maniera schietta: prima di pensare ad una vera parità di genere, dovremmo pensare a  come riuscire a estirpare le radici della nostra cultura maschilista; senza una vera e proprio rivoluzione culturale non potremmo mai arrivare a non dover usare le quote rosa o a considerare una donna brava più perché è brava che donna! In un paese come il nostro è evidente che il sistema della quote rosa rappresenta un palliativo per tappare la falla, ma che resta pur sempre un segno della nostra arretratezza e insufficienza.

E di fronte a tutti questi problemi cosa rappresenta l’Otto Marzo? Rappresenta la voglia di non mollare e di lottare per i propri diritti, come uomini e come donne, come cittadini italiani, europei e del Mondo. Se l’uguaglianza è la battaglia del XXI Secolo, come penso, allora ogni lotta per la parità è la lotta di tutti e non possiamo tirarci indietro. Auguri a tutte le donne!!!

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