Pensiero Ovale

Non mi capita spesso di uscire dall’ambito socio-politico nel mio blog, ma oggi voglio fare un’eccezione e parlare di rugby e della nazionale italiana dopo questo pazzo e strano Sei Nazioni 2015. Dopo 16 edizioni l’Italia si guarda allo specchio e cerca di tirare le somme dei progressi fatti dall’ingresso nell’olimpo del rugby europeo; anche se appare subito evidente che i risultati non sono arrivati, con una media inferiore di 1 partita vinta ogni 10 e con un record complessivo di 12 vittorie, 1 pareggio e 67 sconfitte, si dovrebbe mettere in fila alcune considerazioni più generali prima di drammatizzare.

Prima di tutto c’è da dire che tutta questa depressione probabilmente è dovuta alla concomitanza del Sei Nazioni, del Mondiale in arrivo e della caduta italiana nel ranking mondiale fino al 15° posto (peggior piazzamento di sempre), oltre che alla pochezza della federazione e dei club. Credo infatti che la tristezza maggiore sia da cercare nello scarso appeal dei club italiani sia verso il pubblico che verso i giocatori che poi si rispecchia in un sistema totalmente sdraiato su campionati esteri o sul sistema delle accademie e delle franchigie federali. Purtroppo è un dato di fatto che l’Italia non ha né la tradizione né l’ampiezza dei movimenti anglosassoni e francesi e un periodo, anche lungo, di sconfitte andava (e va tuttoggi) messo in conto, ma dal punto di vista della Nazionale siamo proprio sicuri di rimpiangere quando non facevamo parte del 6 nazioni?!?

L’Italia, come per esempio l’Argentina, si trova nel limbo di nazionale troppo forte per quelli dietro, ma troppo debole per quelli davanti ed è quindi sempre al centro di polemiche senza fine, ma se la pensiamo sul lungo, anche lunghissimo periodo, la scelta di stare nel 6 Nazioni è quella più logica e più intelligente. Nonché l’unica che ci può permettere di crescere! Certo, in questi 15 anni abbiamo sbagliato tanto e non siamo stati in grado di prendere scelte decise e di restare coerenti con esse, ma pensare di non aver fatto passi in avanti è quantomeno ingiusto verso tutti i giocatori che hanno vestito l’azzurro in questi anni.

Errori quindi che vanno ad essere principalmente imputabili alla federazione e alla dirigenza che non è stata in grado di anticipare i tempi, ma che si è solo limitata ad essere trasportata dagli eventi. Avevamo un campionato e ci troviamo con due franchigie federali in Celtic League, la maggior parte dei giocatori gioca qua o all’estero e i vivai sono spesso tralasciati o non valorizzati; abbiamo puntato molto su un’esplosione di entusiasmo verso la palla ovale che però ha preso solo la nazionale e non i club, abbiamo investito molto su tecnici stranieri che però non hanno portato molti risultati e per di più ci siamo fatti beffare (per tutto questo) la Coppa del Mondo 2019 dal Giappone.

Insomma ricapitolando credo che non ci si debba fermare alla semplice costatazione che l’Italia nel 6 Nazioni è una squadra perdente (a numeri comunque la Scozia è peggio di noi), ma che si debba entrare più a fondo dell’universo rugbistico e capire che senza un movimento di base solido e radicato diventa impossibile creare i presupposti per una nazionale vincente! È come se la Nazionale fosse il reparto dei trequarti e tutto il movimento (club, tifosi…) il pack della mischia; non si può pensare certo di giocar bene al largo se gli avanti non fanno il loro lavoro. Senza contare l’importanza di un buon mediano di mischia (la federazione) e di apertura (il CT).

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