Chi è Stato?

Certi giorni faccio fatica a rendermi conto di far parte di uno Stato. Sono i giorni in cui vedo difendere a spada tratta De Gennaro, quelli in cui si traccheggia sul reato di tortura mentre si accellera sulla responsabilità civile dei giudici, quelli in cui sento il Governo scaricare sugli enti locali, comuni in primis, l’onere di tassarci e quelli in cui si continua a incolpare le minoranze (Rom, gay, musulmani, stranieri…) di problemi che, facciamocene una ragione, avremmo anche senza di loro.

Un passo alla volta. Lo Stato, come lo voglio immaginare, dovrebbe essere la “casa comune” in cui sentirsi protetti e per il quale essere pronti a tutto, perfino a morire, ma solo se garantisce diritti fondamentali come le libertà individuali, il voto democratico e l’inviolabilità del nostro corpo. Ecco, siccome ho iniziato a non vedere più queste garanzie in Italia, l’idea stessa di esser parte di una società-stato mi appare sempre più sfocata e intangibile. Penso, ad esempio, a come ci si scandalizzi ancora se veniamo condannati per la gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova, a come si cerchi di impedire l’ampliamento dei diritti civili a coppie omosessuali, al continuo attacco verso le comunità migranti ed al rifiuto di passare allo ius soli per la cittadinanza. Se l’Italia è stata con Beccaria e con il Granduca Leopoldo la patria dell’abolizione della pena di morte, mi fa impallidire che non si abbia il reato di tortura nel nostro ordinamento, cosi come mi fa vergognare la totale impunità di cui le mele marce della Polizia possono godere, anche a scapito della vita di altri.

Esser parte di uno Stato non vuol dire solo pagare le tasse, andare a votare e a lavorare, ma deve essere un qualcosa che ci sentiamo radicato dentro come una parte di noi stessi; quando vediamo giovani fermati per possesso, spaccio o per azioni violente che vengono brutalmente picchiati e pestati, anche a morte, dai poliziotti, dentro di noi muore una parte importante dell’esser parte dello Stato. Così come quando vediamo politici arrestati per corruzione che vorrebbero negare ogni evidenza pur di continuare ad essere potenti e influenti o come quando veniamo derisi e sbeffeggiati per le nostre opinioni e idee da giornalisti, intellettuali e politici che non riescono più a percepire il mondo reale.

Vedere De Gennaro a capo di Finmeccanica è un colpo forte per quelli che sono stati massacrati alla Diaz e in tutta Genova, ma entra perfettamente nella logica italiana per cui i capi non pagano per le colpe dei sottoposti e questi ultimi non pagano perché eseguono solo ordini di superiori. Quando si gestisce la cosa pubblica si deve esser capaci di farsi da parte quando si sbaglia e non cercare alibi o altri responsabili, altrimenti la fiducia nello Stato svanisce e quello che resta è solo paura e obbligo. E su queste basi niente si può costruire che abbia radici. Niente.

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