Torniamo Umani

Dopo che l’ennesima tragedia ha scosso i nostri culi caldi, inizia il classico andirivieni di proposte, controproposte, polemiche e boutade sul come arginare il fenomeno migratorio che porta questa marea di disperati a tentare la sorte in mare. È abbastanza evidente che non ce ne importa praticamente niente di loro in quanto esseri umani, ma che si vuole affrontare questo tema come fosse solo un problema di ordine pubblico e di rapporti geopolitici.

Le nostre uniche preoccupazioni sono evitare “l’invasione”, non esser costretti ad avere sensi di colpa dopo ogni tragedia e spendere il meno possibile per fare ciò, ma è ormai chiaro che questa equazione non può reggere e che uno dei tre termini in gioco deve per forza essere subordinato agli altri. Se non vogliamo i migranti allora dovremmo imparare a convivere con le tragedie del mare e/o a spendere miliardi in operazioni militari anche sul suolo africano, se invece non vogliamo più vedere scene di morte in mare dovremmo ripensare i meccanismi d’ingresso nell’Unione Europea, mentre se ci limitassimo a voler contenere la spesa allora dovremmo solo continuare come adesso.

Partendo dal fatto che a mio avviso l’unica opzione percorribile sia quella di ripensare in toto la politica migratoria dell’Unione Europea, vorrei prima smontare le altre due opzioni. La prima, quella cara a Salvini dello slogan “Stop Invasione”, ci mostra innanzitutto una realtà distorta: l’Italia è in prima fila nei flussi migratori, così come Spagna e Grecia, per un fattore geografico, ma accoglie molti meno profughi di altri paesi se rapportati alla popolazione (Italia 1.2 – UK 2 – Germania 2.3 – Francia 3.5 – Olanda 4.4 – Svezia 11.5). Quando parliamo di invasione quindi stiamo travisando la realtà e la distorciamo per poterci speculare sopra come meglio ci piace.

Proviamo ora ad analizzare i costi e farne una squallida questione contabile: notiamo che l’operazione Triton ha chiaramente abbattuto le spese, ma non ha prodotto nessun risultato tangibile sul numero di partenti dall’Africa e ha solo decuplicato il numero delle vittime. Se, come pare, adesso si parla di operazioni militari direttamente lungo le coste libiche, questi costi torneranno a salire, senza escludere la possibilità di un tributo in termini umani da parte degli eserciti che parteciperanno all’operazione.

Ecco perché, secondo me, per comprendere il problema dobbiamo provare a ribaltare la prospettiva e metterci nei panni dei disperati. Nella nostra mentalità è impensabile rischiare la morte per arrivare in un paese che non ci vuole e che probabilmente ci rispedirà indietro se non scappiamo, ma noi non riusciamo a capire che quella flebile speranza è già molto per chi viene dalla certezza di essere perseguitato o di non essere libero. L’unica vera strada da percorrere sarebbe quella di creare il diritto d’asilo europeo che permetta ai migranti di richiedere asilo nel luogo di arrivo, ma non esclusivamente per quello Stato (come prevede il trattato di Dublino). A questo strumento umanitario poi andrebbe affiancata una specie di carta verde europea per chi non ha diritto all’asilo politico, ma sogna un futuro in Europa. Tutto questo, logicamente, senza tralasciare il dovere di pattugliare il Mediterraneo, di salvare chi sta affogando e di perseguire chi lucra su questo schifoso traffico di esseri umani.

Il problema però non sta in queste cose, ma solo dentro la nostra testa. Cercando capri espiatori per i nostri peccati, non c’è niente di meglio di questioni senza risposte chiare e i flussi migratori sono perfetti! Finché continueremo a farci trascinare nel populismo demagogico dai tanti leader qualunquisti, non troveremo mai una soluzione al problema solo perché non la si cerca veramente. Solo iniziando a trattare i migranti come esseri umani potremmo avere qualche speranza, altrimenti continueremo a cercare morti in mare e a sdegnarci per un paio di giorni prima di continuare come se niente fosse.

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