Questione di Fiducia

Oggi alla Camera inizia la discussione sulla legge elettorale (il famoso Italicum) e si prevedono scenari apocalittici tra le fila democratiche; da un lato c’è Renzi e le sue fila di pretoriani che si dicono pronti a tutto per portare a casa questo risultato, dall’altro si ritrovano la minoranza PD e tutte le opposizioni.

Il mio profondo malessere su questo tema, come ho già spiegato più di una volta, deriva sia dal contenuto della legge che dalla metodologia scelta per approvarla. La parte di analisi, per cui si ha bisogno di una nuova legge elettorale, invece la condivido in pieno: c’è bisogno di una legge che sia prima di tutto costituzionalmente valida (e non un sottoprodotto del Porcellum), che produca un vincitore chiaro la notte delle elezioni e che sia in armonia con la parallela riforma istituzionale in senso monocamerale. Tutto ciò ci spinge verso una Repubblica più incentrata sul Governo che sul Parlamento che perciò dovrebbe prevedere anche i contrappesi per evitare derive cesariste e personaliste, tipiche nella storia italiana.

In un primo periodo si parlava di legge elettorale come un argomento di stretta competenza parlamentare e politica e per questo fuori dalla competenza della maggioranza di Governo; si cercava un accordo complessivo con le opposizioni (con Berlusconi più che altro) e si sosteneva che tale ricerca di un ampio consenso sulle riforme fosse fondamentale per il processo. “Meglio una legge frutto di una mediazione che una frutto di una forzatura della maggioranza” ci veniva detto!

Il problema non era nell’idea in sé, ma nella sua realizzazione!! È lapalissiano che quando si riforma la Costituzione e la legge elettorale si deve espandere la maggioranza il più possibile, ma non si capiva il motivo per cui solo a Forza Italia venisse riconosciuto il privilegio di interlocutore primo. E ancora non si capiva il perché le riforme, considerate tema politico e parlamentare, venissero gestite e guidate direttamente da Palazzo Chigi e dal Governo.

Purtroppo la matassa si è dipanata quando Berlusconi ha sfilato i suoi dall’accordo e si è barricato in un’opposizione tout court: in un processo serio si sarebbe dovuto resettare il tutto, cercare nuove alleanze e nuovi accordi con altre opposizioni, non tirar dritto come se niente fosse usando ogni mezzo necessario per arrivare in fondo senza alcuna modifica. Oggi si arriva solo alla naturale conclusione di questo tragitto con il Premier-Segretario Renzi che, ponendo la fiducia, lega il successo dell’operazione Italicum alla tenuta del Governo e all’esistenza stessa del suo partito: in questo incredibile capovolgimento si arriva non sono a negare l’esigenza di larghe intese su questioni elettorali e istituzionali, ma perfino a farne una questione di tenuta dell’esecutivo e di unità del partito.

Con la fiducia si chiede ai deputati di lasciare al Governo il compito di scrivere la legge, senza poter emendare o cambiare niente. Si lascia quindi il compito alla Camera di decidere se far cadere il Governo senza che il paese abbia una legge elettorale nata in Parlamento o se inchinarsi definitivamente alla volontà del nuovo Cesare italiano e delle sue mire di velocità e di potere.

In questo atroce dubbio credo che la dignità del Parlamento vada comunque messa avanti a tutto e per questo, insieme a tutti i rilievi che ho già fatto nel merito, credo che si debba dire NO all’ennesima violenza istituzionale di Renzi.

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