Qualcosa si è rotto

Oggi ero completamente immerso in altro quando, in un momento di stacco, ho aperto internet e ho letto la notizia di Civati che lascia il PD. Chiaramente la cosa non mi stupisce visto come fosse deteriorato il rapporto con il partito e con la sua leadership, ma nonostante tutto quando ho letto le varie agenzie, i tanti post e i tanti commenti mi sono sentito bruciare dentro.

Io sono più radicale di Pippo e a differenza sua non ho creduto al PD quando è nato nel 2007. Ho avuto un po’ di speranza solo dalla gestione Bersani, ma, come è ben noto, quella “ditta” ormai non c’è più. Oggi però ho sentito quel brivido gelido che provai anche al Congresso dei DS di Firenze nel 2007; qualcosa si è rotto dentro di me, nel realizzare che quella che speravo fosse casa mia in realtà non è manco più una casa, ma solo un porto di mare dove solo chi porta più voti è benvenuto.

No. Non è solo Civati che lascia il PD, ma un intero popolo dimenticato da tutti e che rischia di scivolare verso il qualunquismo populista del Movimento 5 Stelle e della Lega o, ancora peggio, di rinunciare ad essere rappresentato, smettendo di votare e gonfiando così le fila dell’astensionismo. C’è chi dice che “chi non vota per scelta, fa comunque una scelta”e che dunque il recupero di quei voti non sia poi cosi fondamentale, in realtà penso che solo ripartendo da quell’enorme bacino di delusi e abbandonati si può ricostruire un qualcosa che assomigli ad un movimento di sinistra.

Oggi è finito il percorso di Civati nel PD, ma molti altri sono alla porta. Sono i Cuperlo, i Bersani, gli Speranza e gli altri sessanta che hanno votato contro il Governo sull’Italicum a dover battere un colpo. Se resteranno nel loro guscio di tatticismo ad aspettare che passi la tempesta, fuori non troveranno più niente se non le rovine della Sinistra su cui Renzi sta costruendo il suo personalissimo partito.

Civati ha fatto la sua mossa, adesso tocca agli altri fare qualcosa. Se vogliono.

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