CambiaSenso

La questione delle pensioni è un esempio perfetto di come questo nuovo corso renziano non mi piaccia, non mi convinca e non mi appassioni per niente. Ditemi che sono un gufo masochista a cui piace perdere e che preferisce il criticare al cambiare, ma ora lasciatemi 1o minuti per spiegare le mie ragioni.

Il pasticcio dell’indicizzazione delle pensioni non può e non deve essere addossato al Governo Renzi, ma va riportato al contesto drammatico di fine 2011, alla caduta di Berlusconi e alla nomina di Monti a Palazzo Chigi. In quei mesi de facto la democrazia fu sospesa per centrare un unico obiettivo: evitare il default. La maggioranza trasversale che andava da Forza Italia al PD non si oppose a nessuna norma varata da quel Governo, tra le quali vi era anche la famigerata riforma Fornero e il contestuale blocco dell’indicizzazione delle pensioni sopra ai 1500€ lordi. C’era margine per fare qualcosa? Sono possibili due letture: una più tecnica e una più politica. La prima, che mi pare la più plausibile, è che nella drammaticità di quella emergenza la liquidità garantita dal blocco delle pensioni fosse il modo più pratico e veloce per intervenire sulle finanze pubbliche e per riportare lo spread sotto controllo; la seconda, molto improbabile, è che il Governo, in piena crisi e sull’orlo della bancarotta, avesse deciso di riformare in maniera sistematica l’intero welfare state, chiedendo sacrifici ai pensionati per poter aiutare le generazioni più giovani a trovare un lavoro. Magari anche stabile.

È chiaro che mi piacerebbe tanto si cominciasse a ragionare di come poter rimettere in bolla questo sistema completamente sbilanciato sui diritti acquisiti, ma poi basta una sentenza della Corte per riportarci alla realtà di un paese troppo diviso tra chi ha i suoi diritti e chi non li ha e forse non li avrà mai. Le pensioni sono un esempio perfetto perché ci mostra realmente cosa interessa a questo Governo: la comunicazione più del contenuto, la forma più del contenuto. È evidente che la sentenza vada rispettata nel rispetto delle finanze dello Stato, quindi perché voler chiamare bonus questo rimborso? Non è che le elezioni tra due settimane c’entrino qualcosa?!?

D’altra parte la Corte Costituzionale, che non può che essere un’isitutuzione conservatrice, si aggiunge a tutti i partiti, i sindacati e le associazioni di categoria che sono sempre più incentrate sul mantenimento dei diritti esistenti e sempre meno proiettate verso la loro essenza riformatrice. Di fatto quello che fa il PD renziano, come un po’ tutti, è proteggere il suo elettorato di riferimento e ammiccare a potenziali elettori interessati, fregandosene di chi se ne frega della politica o di chi non ha diritti da difendere, ma solo da conquistare. Proteggendo il fortino si aumenta il consenso semplicemente per l’aumento dell’astensione! Ma è davvero questa la forza di sinistra che vogliamo?

Io personalmente avrei voluto un partito che prendesse di punta il dossier pensioni, lo avesse messo insieme a tutto quello del lavoro, formazione e welfare e ne avesse fattouna riforma completa, profonda e strutturale. Senza pregiudizi e, magari, senza fiducie o decreti legge. Chiedo troppo? Forse si a chi sa solo cambiare “rimborso” con “bonus”.

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