Region-amenti

Ho aspettato un po’ prima di mettermi a scrivere questo post per vedere le reazioni dei principali protagonisti ai risultati delle elezioni regionali di ieri, poi ho deciso di dire la mia in maniera chiara e diretta. Come cerco di fare sempre. Ecco dunque i miei ragionamenti sulle regionali.

Prima però un paio di considerazioni avulse dalle conclusioni politiche, ma che penso doveroso fare: innanzitutto mi fa ribrezzo che ogni in regione si voti con una legge elettorale diversa, questa incoerenza nei sistemi è assurda visto che gli enti hanno le stesse funzioni e rende molto difficile un confronto tra elezioni o un dibattito sul valore nazionale della consultazione. Poi c’è, per l’appunto, la questione che dal regionale non può non andare al nazionale e che, proprio per un’oggettiva difficoltà di interpretazione, non può che diventare materiale da talk show o da chiacchera da bar.

Detto questo i numeri ci dicono che il PD, da solo o in coalizione, vince 5 regioni su 7, lasciando il Veneto e la Liguria e riconquistando la Campania. Ma ogni dietro ogni regione si nasconde una storia e semplificare cosi tanto il tutto non è utile nell’analisi di questa mezza vittoria. Certo che in termini assoluti l’unica vera vincitrice è l’astensione che ha sfiorato un po’ ovunque il cinquanta percento e che rende ogni considerazione secondaria, ma anche l’enorme fuga di voti dal PD del 40% non è da prendere alla leggera! Lentamente il PD renziano sembra aver preso una strada che lo riporterà in quel recinto del 25% da cui lui accusava la vecchia dirigenza di non saper uscire; in fondo è bastato un anno di Governo per mostrare in che direzione vuole andare il Premier e per perdere i voti dell’altra parte.

Non voglio prendere questi risultati per fare il pelo all’esecutivo, sia mai, ma devo dire che fa molto riflettere che questo Governo, di fatto autolegittimatosi con il plebiscito delle Europee 2014, rifiuti tout-court una riflessione sul suo operato! Dare la colpa a Pastorino e Civati della sconfitta in Liguria dimostra la non volotà di affrontare i problemi di un sistema, quello delle primarie, che è tutto da migliorare e perfezionare. Eppure si continua a pretendere che “il popolo di Sinistra” voti per il meno peggio per non consegnare il paese alla destra! Dopo che si è predicato per anni un ritorno alla normalità democratica fatta di alternanza e di alternative! Non vi pare il massimo del ridicolo? Beh, a me si!!

Come unica conclusione, grezza e non raffinata, oserei dire che Renzi ha provato un’operazione molto azzardata e adesso rischia di trovarsi con un partito in mutazione profonda rispetto a quello che ha preso a fine 2013. Da un lato ha puntato senza tentennamenti su politiche neoliberiste di stampo socialdemocratico, ma dall’altro ha lanciato segnali al mondo della sinistra per illuderla che “il partito non sarebbe cambiato”, ma che anzi “sarebbe entrato nel PSE e lo avrebbe guidato come leader!”. Ha giocato sul filo del rasoio per qualche mese e, grazie a questo equilibrismo, ha gonfiato al 40% i voti del partito, poi però non ha potuto continuare a nascondersi e, forte della legittimazione popolare, è diventato molto più decisionista e molto meno disposto a compromessi di quanto volesse far credere.

La sua scommessa stava tutta nel guadagnare consensi al centro senza perderne a sinistra ed ora non può colpevolizzare chi ha smascherato il trucco e proposto un’alternativa vera a sinistra! Se questa alternativa prende corpo e forma rischia davvero di drenare ancora più voti ed energie al PD e può riportarlo nel recinto del 25%. Solo che a quel punto sarà un nuovo recinto. Fatto di centristi e non più di compagni. E Renzi avrà perso la sua scommessa.

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