Addio, e grazie per tutto il pesce

Domani in qualche maniera si chiude un percorso e si torna alle origini di quello che ero politicamente quasi dieci anni fa. Nel mio portafoglio, infatti, ora non c’è più la tessera PD, ma quella di Possibile (=) e, proprio come nel 2007, sono giorno dopo giorno più contento e convinto di far bene a lasciare un percorso che non mi convince più.

Certo è che se avessi tenuto più duro sulla mia sfiducia verso il progetto democratico forse adesso avrei meno rimorsi e meno magone allo stomaco nel lasciare questo partito ormai non più rappresentativo di niente che sia minimamente accostabile alla sinistra. Non voglio, non posso e non ricordo tutti i singoli mattoncini che fanno parte del muro che mi separa da questo PD, ma con l’avvicinarsi di personaggi come Verdini e con la normalizzazione dell’innaturale alleanza con Alfano e Giovanardi, mi pare evidente come questo progetto non abbia e non voglia più darsi una connotazione politica forte e definita.

Perché in fondo è questo il vero punto della questione, nonché il breaking point su cui la corda si è spezzata: un partito che elegge il segretario in modo democratico non può limitare il suo momento democratico solo alla fase congressuale, delegando al leader ogni strategia ed ogni decisione, ma deve saper coinvolgere ogni sua componente nelle scelte di ogni giorno e ricorrere a votazioni a maggioranza solo come estrema ratio. E sempre mantenendo chiaramente la propria identità.

Ecco cosa è andato perso in questo anno e mezzo ed ecco perché me ne vado in pieno dissenso rispetto al segretario e alla sua condotta. Se il partito è diventato solo uno strumento per arrivare al potere e per stringere alleanze di comodo con altre forze politiche, allora non è più quel partito che avevo in mente io e quindi me ne vado senza sbattere porte o urlare. Me ne vado con discrezione perché, in fondo, è un bene per me che almeno sto in pace con me stesso e con la mia idea di politica e per chi resta e crede in questo PD che potrà trovare più spazio per le proprie idee e proposte.

La politica non è uno spazio fisso e immutabile, ma un qualcosa di fluido e “in divenire”, nel quale ogni elemento si muove e passa da una posizione a un’altra. Quando ci si rende conto di essere un pesce fuor d’acqua allora è il momento di cambiare aria e vedrete che ci si sente subito riavere, perché la prima cosa, sempre, è riuscire a restare sinceri con noi stessi! Buon viaggio a tutti!!

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