Quousque tandem…

“Quousque tandem abutere, Renzi, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?”

Queste furono le parole di fuoco che Cicerono scagliò contro Catilina in Senato il giorno stesso in cui scappò da un tentativo di omicidio ordito proprio dall’imperatore. Che Renzi sia il moderno Catilina? Direi di no. In fondo non ha ordito nessun complotto contro nessun “Cicerone” del nostro Senato Repubblicano e poi perché avrebbe dovuto, visto come si stanno ingrossando le fila della sua strana maggioranza trasversale!

Renzi non è Catilina, ma mette ugualmente a durissima prova la pazienza di molti di noi. La sua strategia è ormai chiara: cercare a destra quei voti che ha perso o rischia di perdere a sinistra, così da rendere marginali o ininfluenti le minoranze interne al PD. Di fatto preferisce cercare accordi fuori dal suo partito che mediare dentro. D’altra parte non ci si può aspettare niente di meglio da chi ha sempre ripetuto che le decisioni si prendono con le primarie e si ratificano in assemblea, senza mai lasciare veri margini di trattativa su nulla.

Se oggi vi scandalizzate per il nuovo gruppo di senatori creato da Verdini, vi state dimenticando un po’ di passaggi chiave di questa legislatura. Il Governo Letta, nato come unica possibilità, vedeva insieme PD e Forza Italia, che poi è esplosa in mille rivoli lasciando un terzo dei suoi esponenti al NCD di Alfano e alla maggioranza del Governo Renzi. Quest’ultimo però ha reso strutturale l’alleanza con Alfano e gli ha dato un orizzonte di legislatura, inoltre ha lasciato in sospeso una serie di riforme istituzionali concordate con Berlusconi e non si è fatto mai problemi nell’accogliere chiunque volesse traslocare nel suo PD “aperto” e “plurale”.

Ma è stata proprio la mancanza di apertura interna a portare le fratture dentro al PD, all’uscita di Civati, Fassina, Pastorino e Cofferati. Chi arriva dopo viene solo usato come crumiro in aula per puntellare questa maggioranza sempre più pendente a destra. E non ci si può svegliare solo quando i senatori democratici votano per salvare un collega di NCD dagli arresti domiciliari, nonostante il voto favorevole della Giunta per le autorizzazioni. No, perché le scuse e le giustificazioni non hanno nessun senso se è palese, com’è, che dietro a quel voto c’è tutto un accordo strutturale tra le forze della maggioranza.

La mia pazienza, lo sapete, è finita da un pezzo, ma ogni volta guardo chi è rimasto e mi chiedo Quousque tandem?!?”.

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