Farewell to Ireland

Son tornato da meno di due giorni dall’isola di smeraldo, ma questa volta il distacco è stato più traumatico che tutte le altre volte; sarà stata la lunghezza del viaggio o il fatto di aver girato in lungo e in largo l’isola, ma son certo solo che questa vacanza mi ha lasciato veramente qualcosa. Visitando sia la Repubblica che l’Irlanda del Nord ho visto due mondi diversi che mi hanno colpito profondamente, così come mi ha intimamente impressionato la storia di questo piccolo e remoto angolo d’Europa che molti conoscono solo per la birra, il whiskey e la musica tradizionale.

Durante le due settimane di viaggio abbiamo visitato molti posti pregni di storia risalenti a epoche diverse, tutti accumunati da un unico minimo comune denominatore: il rapporto conflittuale con l’ingombrante vicino inglese e la sua politica coloniale. Dall’invasione anglonormanna ai conflitti che da Londra si espandevano alla vicina isola, l’Irlanda è sempre stata trattata come una vera e propria colonia e ha sempre vissuto di riflesso delle scelte che venivano prese in Inghilterra; quando poi al disprezzo tipico dei colonizzatori verso i colonizzati si è aggiunto quello verso il cattolicesimo irlandese si è creato il terreno perfetto per l’inestricabile situazione che tuttoggi divide l’isola in due. Anche dopo la guerra d’Indipendenza conclusasi nel 1922 con la creazione dell’Irish Free State e dell’Irlanda del Nord, l’influenza inglese è rimasta tangibile tanto che, a mio avviso, il vero obiettivo del governo di sua Maestà era solo concedere una temporanea autonomia a Dublino prima di rientrare in pieno possibile dell’isola.

Purtroppo però aver diviso l’isola in due parti, una a maggioranza cattolica e l’altra a leggera maggioranza protestante, ha solamente portato la Repubblica ad allontanarsi da Londra per diventare sempre più uno Stato libero e autonomo e la nuova provincia del Regno Unito a dividersi tra nazionalisti e unionisti, portanto lo scontro politico e sociale sul piano dell’appartenenza religiosa. Ogni cosa, ogni luogo e ogni persona in Irlanda parla di questo e non si può visitare questo paese senza addentrarsi dentro questa matassa di problemi, di morti, di sangue e di pregiudizi che hanno devastato questo splendido paese in più di 800 anni.

Da questo bellissimo viaggio in Irlanda, quindi, torno pieno di paesaggi da cartolina, serate stupende, camminate meravigliose, ma anche con una nuova consapevolezza di come il nostro Mondo non possa, per definizione, mai raggiungere quella perfezione che vorremmo e che il nostro compito sia quello di provare ad alzare lo sguardo oltre alla contingenza del quotidiano per dare una dimensione di profondità ai nostri pensieri e alle nostre azioni. Questo l’ho capito vedendo come gli irlandesi, soprattutto a Derry e Belfast, abbiamo preferito sempre tenere la testa bassa su quei problemi artificiali creati appositamente dagli inglesi, piuttosto che volare alto per capire che, cattolici o protestanti, sempre irlandesi rimanevano!

Forse sono stati anche i panorami mozzafiato delle scogliere sull’Oceano o le atmosfere chiassose dei tanti pub nei paesini lungo il nostro percorso, ma questo lungo viaggio mi resterà davvero attaccato al cuore più di molti altri per le riflessioni che mi ha portato a fare e che diventeranno parte del mio essere quotidiano.

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