Noi e Loro

Noi e loro. Us and them. Per usare le parole dei Pink Floyd  “Us and them // And after all we’re only ordinary men. // Me and you //God only knows it’s not what we would choose to do”. Noi, i ricchi e benestanti europei, e loro, i poveri migranti che rischiano tutto per un briciolo di speranza. Noi non riusciamo a capire cosa voglia dire partire dal proprio paese, dalla propria casa, lasciare tutto per andare verso un ignoto futuro che, nella migliore delle ipotesi, ti riserverà una vita da rifugiato politico.

Ma tra noi e loro c’è anche qualcos’altro. C’è un muro di intolleranza che ci rende, noi, più uniti contro di loro. C’è quella percezione di pericolo che trasforma il loro arrivo nel problema principale della nostra storia. C’è la strumentalizzazione che molti politici avvoltoi e sciacalli fanno per nascondere tutto il resto dietro ad un vero e proprio attacco di panico. Il tutto senza che i fatti supportino nemmeno mezza verità.

Ci convinciamo, noi, che loro ci ruberanno il lavoro e quindi non avremo più posti per gli italiani, ma allo stesso tempo restiamo sicuri della loro pigrizia e della loro voglia di sfruttare il nostro sistema assistenziale. E quindi li offendiamo perché siamo noi a pagare quel sistema che per seguire loro potrebbe non avere mezzi per noi. In realtà quello che noi non vogliamo dire è che noi loro non li vogliamo, né che lavorino né che se ne stiano a grattarsi, perché sono tanti, sono diversi e sono pericolosi. Loro. Come se noi fossimo un popolo di santi e di persone perbene!

Loro sono tanti. Tantissimi. Ma noi siamo molti di più. Nel 2014 loro hanno rappresentato lo 0.027% dell’intera popolazione europea. Inoi termini assoluti sono numeri importanti, ma in relazione alla popolazione residente sono niente. Inoltre, cosa non proprio secondaria, dovremmo sempre pensare perché loro scappano e perché vengono da noi. Se il motivo della loro fuga sono le guerre, le carestie, le persecuzioni o i cambiamenti climatici, quello della loro meta è semplicemente la famosa ricerca della felicità.

In fondo molti di loro vengono da paesi che sono stati sfruttati dai paesi europei fino a cinquanta – sessanta anni fa come colonie, che hanno visto cosa vuol dire vivere in Europa e che sognano solamente un piccolo posto nel nostro continente. Il che non vuol dire necessariamente togliere qualcosa a noi, perché i diritti non si dividono, ma si allargano!

Noi e loro non siamo diversi, siamo solo cittadini del Mondo che dovrebbero vivere queste situazioni come opportunità di integrazione culturale e sociale. E non è difficile pensare che noi e loro, in fondo, si possa essere semplicemente noi.

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