Becchi e Bastonati

Fino a qualche mese fa pure io stavo in quella minoranza dem che sembra sempre sul punto di andarsene, sbattere la porta, far crollare il Governo e far saltare il banco, poi dopo l’ennesima umiliazione di questo segretario/padre-padrone/tiranno mi sono deciso a mandare tutto a quel paese e lasciare il PD.
In questi giorni, in cui si torna a parlare di riforma del Senato e della Costituzione, sono sempre più convinto di aver fatto bene e di essermi mosso appena prima del punto di non ritorno. Infatti sto notando che la situazione ha raggiunto, oggi come ieri, la solita empasse in cui Renzi spinge per votare le sue riforme “cosi come sono”mentre la minoranza frena e afferma di non poter (e volere) votare questo testo. L’unica vera differenza con il passato è che nel frattempo il PD renziano ha rimpiazzato al centro e a destra le fila di parlamentari perse (o che potrebbe perdere) a sinistra, rischiando di rendere inoffensiva qualsiasi minaccia da parte dei vari Bersani, Cuperlo o D’Alema.
Attenzione però! Renzi è stato molto abile e scaltro a non portarsi in casa parlamentari di altri partiti: lui ha solo messo sul piatto una riforma che nella sua bozza originale era stata elaborata sul Patto del Nazareno e che quindi era aperta a Berlusconi, alle opposizioni e a chiunque si fosse dimostrato d’accordo. Ecco perché la strategia della minoranza del PD non può che essere perdente: se dopo aver portato Renzi allo strappo, per l’ennesima volta, si dovesse arrendere in modo incondizionato alle sue forzature, logica vorrebbe che emergesse l’enorme problema di rappresentanza politica di quell’area. Se al contrario i bersaniani (semplifico chiamandoli tutti così) restassero intransigenti, spingendo il segretario-premier a scegliere tra la compattezza del suo partito o le riforme del suo Governo, probabilmente finirebbero solo con il creare un eroe del riformismo italiano e con il passare loro come biechi difensori degli interessi di bottega, o meglio della Ditta.
L’ex Sindaco di Firenze ha giocato sulla necessità di fare riforme e sul principio, che condivido, di cercare la più ampia convergenza su questi temi; la sua furbizia è stata solo quella di scegliersi in anticipo un alleato scomodo (Berlusconi) con cui poter fare sponda per dare la sensazione di essere il riformatore trasversale che l’Italia aspettava da anni. E poco importa se poi lo stesso Berlusconi si sia sfilato (chissà se strumentalmente o no?!?) dal percorso delle riforme, ormai dado era tratto e il paradigma secondo cui prima si trova la quadra dentro il partito e poi si cercano gli accori fuori era stato ribaltato completamente.
Ecco perché sarebbe stato necessario lo strappo qualche mese fa, quando cioè non era arrivato Verdini e quando non si ragionava con Tosi. Allora la minoranza dem avrebbe potuto, se non vincere la battaglia, almeno mostrare il vero volto di Renzi. Adesso, mi spiace dirvelo, ma è tardi e finirete becchi e bastonati, oppure prima becchi e poi bastonati. Ma non potrete prendervela con nessuno se non con voi stessi!
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